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Modenese premiato: 1,6 milioni di euro per una ricerca Ue

di Saverio Cioce
Modenese premiato: 1,6 milioni di euro per una ricerca Ue

Una laurea in Lettere e una specializzazione in sociologia Studi su migrazioni e prostituzione, il risultato sarà un film

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Converrà tenerlo d’occhio Nicola Mai, 45 anni, modenese d’esportazione che è riuscito a ottenere un mega finanziamento da Bruxelles per le sue ricerche sociologiche.

Il suo nome è uno tra quelli dei 30 italiani che hanno avuto il via libera dall’European research Council (Erc) per poter svolgere esperimenti e ricerche nella Comunità Europea con tanto di ringraziamenti e assegni di ricerca sino a 2 milioni di euro. La metà dei vincitori italiani ha deciso di spostarsi in Italia, dove selezionerà personale e strutture scientifiche per lavorare e investire i fondi. Gli altri, tra cui Mai, invece li spenderanno all’estero.

«Il milione e 600 mila euro che ho ricevuto per una ricerca sulle migrazioni e la prostituzione - racconta al telefono dal suo ufficio dell’Università di Kingston, a Londra - li userò per raccontare con un film le vite degli immigrati che scelgono l’Occidente per vivere e cercare condizioni migliori. Darò voce al mondo delle prostitute prendendo come base le lavoratrici del sesso in nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Francia. Gli esperti dell’Erc hanno apprezzato molto i miei lavori precedenti che avevano lo stesso metodo di indagine e di racconto. Eviterò lo stile del documentario; il film sarà la narrazione di un campione scelto di persone ma in scena andranno attori e attrici professionisti, per non perdere nulla del realismo dei fatti ma anche senza mettere in difficoltà le persone direttamente coinvolte. In questo campo ho capito che una telecamera davanti ad una persona, soprattutto se racconta la sua vita intima, fa scattare dei meccanismi di autodifesa e così si raccontano storie addomesticate».

Per l’ex studente del liceo scientifico Tassoni, laureato in lettere a Bologna e specializzato in sociologia delle migrazioni, il riconoscimento europeo è il coronamento di un lungo lavoro e di un impegno nato sui banchi di scuola.

«Sono contento, certo - racconta Mai - del resto il mio sogno era quello di fare film. Le pellicole già prodotte e i miei libri, i convegni, testimoniano un impegno di lunga data. Grazie alla mia professoressa d’inglese, Marisa Galli, m’innamorai della Gran Bretagna e della sua cultura. A 16 anni partii per una vacanza studio a Londra: il primo mese bastavano i soldi dei miei, dopo facevo il cameriere. Tre estati passate in questo modo e l’inglese ormai lo parlavo benissimo. Così quando con l’università feci l’Erasmus e tornai in Inghilterra scoprii in università un apprendimento critico, non ripetitivo. Nel frattempo a Modena dopo un’esperienza di servizio civile all’Arci partecipai a un progetto di cooperazione internazionale in Albania dall’88 al ’91 e poi venni a lavorare a Londra. Alla Sussex University mi pagarono per effettuare ricerche sull’immigrazione albanese in Italia. L’obbiettivo? Valutare le migliori politiche per affrontare il fenomeno. Oggi? Un’altra sfida. Ma so che a Modena trovo sempre mia mamma Marzia e papà Enea, tutti e due in pensione. Lui era idraulico, mia madre assistente sociale. Li sento al telefono spesso, riesco a tornare a casa ancora una volta al mese o poco più. Non abito però più a Modena da 17 anni, e la città mi manca. Sento la nostalgia della Ghirlandina, dei sapori, dei profumi. Insomma, delle radici. E persino della nebbia».

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