Pasini, l’uomo che ha aiutato l’Appennino
Lama Mocogno. Il presidente della Provincia e tanti sindaci all’addio al protagonista di molti progetti
LAMA MOCOGNO. Nonostante il tempo inclemente, tra pioggia e neve, sono accorsi davvero in tanti ieri pomeriggio al cimitero per l'ultimo saluto a Franco Pasini, scomparso lunedì all'età di 89 anni. Folla sotto agli ombrelli e presenza dei sindaci di tutto l'arco dell'Appennino. E poi il presidente dell'Unione del Frignano Romano Canovi, quello della Provincia Gian Carlo Muzzarelli, la consigliera regionale Pd Luciana Serri, il consigliere Sel di Prignano Walter Telleri, il segretario del Pd di Pavullo Thomas Facchini e molti altri rappresentanti. Del resto, Pasini è stato un personaggio legato a doppio filo alla montagna: dagli anni in cui ha combattuto da partigiano a fianco del comandante Armando a quelli da consigliere provinciale (1967-75), deputato Pci (1971-72) e sindaco di Lama (1975-85). Sentiti e a tratti anche commossi i discorsi di commiato, a partire dal suo erede con la fascia Tricolore Fabio Canovi, che ha sottolineato la perdita di “un punto di riferimento essenziale per tutta la montagna”. Anche Telleri lo ha ricordato come persona contraddistinta da alti doti morali e profonda umanità, così come Muzzarelli ha parlato di un uomo con l'Appennino sempre nel cuore. E gli ha dedicato un ampio omaggio Luciana Serri, sottolineando tra l'altro come negli anni in cui Pasini fu consigliere provinciale con delega alla montagna presero forma progetti tuttora strategici, come la Nuova Estense, la Fondovalle Scoltenna, il rafforzamento dell'ospedale e anche l'idea di dare vitasul Cimone a un Consorzio dedicato agli sport invernali. E poi le opere nel suo paese, «diventate perno di vita sociale e di sviluppo turistico: dal campo sportivo al campeggio, l'impiantistica delle Piane, molte opere di urbanizzazione e il completamento del polo scolastico. Un'eredità che ci hai tramandato: ti ho sentito vicino – ha rimarcato - quando nel 2004 diventai sindaco, e sapere che tu c'eri è sempre stato molto importante me». Ha ricordato anche la sua esperienza da direttore del periodico “La Voce della Montagna” e diversi aneddoti, «come quando a scuola la maestra lo mise in castigo perché si era messo a ridere mentre parlava del fascismo». (d.m.)
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