Gazzetta di Modena

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Famiglia di San Cesario sequestrata dai banditi armati

di Francesco Dondi
Famiglia di San Cesario sequestrata dai banditi armati

San Cesario. Irruzione notturna nella loro casa. Padre madre e figlia minacciati con le pistole dai rapinatori per oltre un’ora

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SAN CESARIO. Prima i furti in casa da cui non scampano anziani, ex dipendenti comunali e anche politici; poi il borseggio dell’altro giorno nei pressi della chiesetta e ora una violenta rapina in casa, avvenuta nel cuore della notte ai danni di una nota famiglia del paese. San Cesario è in balia dei criminali e non basta il presidio del territorio da parte dei carabinieri per attutire un’escalation di violenza e aggressività culminata nell’assalto armato di lunedì. Oltre un’ora di minacce psicologiche e fisiche, con l’uso delle pistole. Il tutto per convincere le vittime ad indicare il luogo dov’è nascosta una cassaforte che invece non c’è. Sono circa le 2 di notte quando l’incubo inizia.

I banditi entrano da una finestra, incuranti dei sistemi di allarme che i proprietari hanno installato. Riescono persino a scardinare un’inferriata. Hanno il volto coperto con una calzamaglia, non vogliono essere riconosciuti, ma dalle prime descrizioni si sospetta di una banda composta da gente dell’est europeo. Persone spregiudicate, che mirano al colpo grosso e che invece dovranno andarsene “soltanto” con qualche monile d’oro e soldi in contanti. Perché la famiglia vive in una condizione dignitosa, ma non è certamente ricca e non custodisce tesori che meritano tanta violenza.

I tre rapinatori agiscono all’unisono e corrono a svegliare padre, madre e figlia. Sotto la minaccia delle pistole li riuniscono in una stanza e inizia l’interrogatorio. Vogliono sapere dove si trova la cassaforte e non bastano le disperate rassicurazioni delle vittime: in casa non c’è alcuna cassetta di sicurezza, non l’hanno mai avuta. I criminali però non ci credono e iniziano ad ispezionare l’abitazione. Uno di loro, sempre con l’arma in pugno, resta con la famiglia mentre i due compari mettono a soqquadro ogni stanza.

I minuti passano, ma sembrano ore. La paura aumenta, quello che possono fare tre belve senza scrupoli non si può sapere. Il timore di essere aggrediti, malmenati, feriti è legittimo e naturale. Ma poco dopo le 3 la banda decide di andarsene non prima però di aver recapitato un minaccioso avvertimento: “non fate denuncia, perché altrimenti torniamo e vi ammazziamo”. Un messaggio terrificante, che entra nel cuore delle vittime e che da oltre 48 ore risuona nella loro testa. Eppure il coraggio e la voglia di non cedere fino in fondo ai banditi prende il sopravvento e la chiamata ai carabinieri parte immediata. Una pattuglia arriva sul posto - in una villetta indipendente in pieno centro di San Cesario - ed effettua un primo sopralluogo, raccogliendo le testimonianze a caldo, che poi saranno ribadite in caserma durante le operazioni della denuncia.

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