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«Filiera carni a rischio, serve una legge»

«Filiera carni a rischio, serve una legge»

Dopo l’accordo per Castelfrigo, intervengono Muzzarelli, Camusso e Sel: «Norme nazionali per questo tipo di appalti»

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La vicenda Castelfrigo, con le aspre proteste dei lavoratori e il corollario di comprensibili polemiche dopo l’intervento della polizia durante lo sciopero, potrebbe diventare il punto di partenza per una possibile soluzione, o almeno un tentativo in questo senso, della complessa realtà del settore lavorazione carni, un ambito produttivo di notevole importanza in provincia di Modena. L’altro ieri in Prefettura è stato raggiunto un accordo fra aziende e sindacati sul caso specifico ma ora si moltiplicano gli interventi di sindacati e politici per fare in modo che il “caso Castelfrigo” possa essere la molla che fa scattare i meccanismi per porre un freno ad abusi e sfruttamento e regolamentare con maggiore decisione il settore.

«Oltre alla gestione delle emergenze, caso per caso, serve un intervento specifico della politica sul sistema degli appalti nel facchinaggio», chiedono i segretari nazionali di Cgil e Filt-Cgil, Susanna Camusso e Franco Nasso, riguardo il sistema degli appalti alle cooperative nel settore del facchinaggio e della logistica. Camusso sottolinea che «sono numerosi i casi di appalto a cooperative che offrono servizi basati sul contenimento dei costi, realizzati attraverso lo sfruttamento del lavoro, con orari e salari che derivano dalla mancata applicazione del contratto di lavoro e attraverso la messa in discussione della continuità occupazionale e contrattuale nei cambi di appalto».

In una nota firmata da Flai e Filt Cgil di Modena e dell'Emilia Romagna, c'è un affondo, senza citazioni dirette, al deputato Pd Matteo Richetti, che aveva parlato di «scioperi violenti e truppe di contestatori arruolate per le vertenze delle carni»: «Qualcuno - dice il sindacato - ha accusato Cgil di fare politica in questa vertenza: se fare politica significa ridare dignità al lavoro, applicare i contratti, difendere l'occupazione, difendere la qualità del prodotto e del lavoro, allora vuol dire che Cgil fa politica».

Sul tema sono intervenuti anche Igor Taruffi, capogruppo di Sel in Regione Emilia-Romagna e Yuri Torri, consigliere regionale di Sel: «La vertenza Castelfrigo - dicono - dimostra che le vere riforme del mercato del lavoro, quelle in grado di dare nuova e buona occupazione, non sono quelle fatte da questo Governo».

Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Provincia, conferma l’esigenza di non fermarsi al solo accordo per Castelfrigo: «Ora - dice Muzzarelli - serve una legge nazionale. Occorre arrivare a una normativa unica a tutela del lavoro per dare pari condizioni alle imprese. In questo senso la Regione sta svolgendo un lavoro importante in vista proprio di una legge. L'impiego di cooperative che forniscono personale alle imprese - continua Muzzarelli - è una pratica che sta creando tensioni anche nei rapporti tra lavoratori, mettendo a rischio la sostenibilità del comparto».

Per affrontare questi problemi, Muzzarelli ha convocato un tavolo in Provincia per lunedì 29 febbraio (alle 11) con associazioni, sindacati e tutti i soggetti interessati. «Definire regole nazionali - conclude Muzzarelli - serve anche a innescare un processo virtuoso in tutto il Paese che, se limitato alla sola realtà modenese, rappresenterebbe un oggettivo incentivo alla delocalizzazione, mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra filiera».

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