«Jobs act, decollano le assunzioni»
Emilia Romagna, più contratti a tempo indeterminato e a termine
I risultati sulle assunzioni vengono commentate in termini molto ottimistici dall’Inps che affianca il governo, Renzi e Poletti nel valutare positivamente gli effetti del jobs Act.
Mettendo in una tabella i dati sull’ultimo triennio delle assunzioni a tempo indeterminato, quelle a termine e quelle in apprendistato tirano le somme sulla cifra globale ed emettono un responso netto. «In Emilia Romagna le assunzioni a tempo indeterminato sono aumentate del 68,8%».
Mel dettaglio l’andamento degli assunti, sempre su base regionale, vede nell’ultimo triennio un incremento dalle 78 mila assunzioni del 2013 alle 75 mila del 2014 per poi schizzare in alto nel 2015 sino a 126 mila. L’effetto combinato della fine delle garanzie dai licenziamenti e gli enormi vantaggi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato hanno portato ai cambiamenti contrattuali: quelli atipici, una galassia di varie forme di accordi di vario tipo e genere, sono diventati in buona parte di lunga durata per permettere ai datori di lavoro di incassare entrate insperate.
A dimostrazione di questo meccanismo di conversione da un tipo di assunzione all’altra sotto la spinta dei vantaggi economici ci sono le cifre sui contratti a termine, passati dai 281 mila del 2013 ai 292 mila dell’anno successivo per poi abbassarsi a 286 mila lo scorso anno.
Trend negativo invece per le assunzioni in apprendistato, non più così convenienti come costi rispetto al passato recente. Si va infatti dai 25 mila contratti del 2013 ai 24.484 del 2014 per poi crollare a 20.609 lo scorso anno.
Lo stesso Inps, in una nota diffusa ieri, anche se sottolinea con la matita rossa l’aumento a livello nazionale con quasi 2 milioni di contratti a tempo indeterminato in più, su scala nazionale, non si nasconde che questi numeri sono anche figli di trasformazioni contrattuali.
«Registriamo a fine 2015 - scrive l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale - un saldo tra assunzioni e cessazioni di 606 mila posizioni di lavoro: questo è l’incremento rispetto al 2014».
Numeri abbastanza lontani dall’ottimismo di parte che infatti l’Inps si affretta a correggere con un atto di fede: «È presumibile - scrive l’Inps - che questo incremento corrisponda a uno analogo in quello di occupati di dipendenti regolari. (s.c.)
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