La pera di Finale a rischio «Senza aiuti chiudiamo»
Cinque mesi dopo il tornado mancano i rimborsi per piante e strutture devastate Tanti agricoltori rischiano di non ripartire. Domani vertice urgente in Regione
FINALE. È un grido di aiuto alle istituzioni regionali quello che viene lanciato dai frutticoltori finalesi.
Le conseguenze del tornado, comprensivo di violenta e grossa grandine, del 5 settembre 2015 che ha colpito l’intero territorio comunale - quando il forte vento e i grossi chicchi di ghiaccio, inusuali per quantità e dimensioni, distrussero buona parte degli impianti frutticoli oltre che delle strutture di prevenzione - rischiano di mettere in ginocchio diverse aziende agricole in modo irreversibile. In questi giorni alcune imprese stanno abbattendo ed espiantando i loro frutteti di pere, ma non sanno ancora se potranno essere in grado di impiantarne dei nuovi. Un duro colpo per uno dei territori maggiormente impegnati nella produzione della pera Igp regionale e che qualche anno fa diede vita anche al progetto “Peragoccia”, un marchio che qualificano le pere abate di Finale.
I danni provocati da quell’evento sono stati molto più ingenti di quelli solitamente riconducibili alle semplici grandinate, così come ha accertato il servizio IdroMeteoClima dell’Arpa che, dopo uno studio tecnico e statistico-storico, ha definito quella tempesta come un “evento raro”.
Domani si terrà un atteso incontro in Regione con l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli per fare il punto della situazione richiesto dalle associazioni agricole Cia, Confagricoltura e Coldiretti, insieme all’amministrazione comunale ed alle Cooperative Agricole Sistema Frutta, Ital-Frutta e Fruit Modena, preoccupate per la pericoltura finalese che pare destinata ad un forte ridimensionamento.
«La giunta regionale ha delimitato l’area colpita dal disastro meteorologico attivando dei meccanismi previdenziali per i dipendenti del settore. È un buon risultato - spiega l’assessore alle Attività Produttive del Comune, Angelo d’Aiello - ma è accertato da tutti che le piante da frutto distrutte dalla grandine avranno, almeno per 2-3 anni, un serio problema di produzione, con evidenti conseguenze sul reddito degli agricoltori e delle loro famiglie e per tutto l’indotto legato alla raccolta ed al commercio: la mancanza di misure concrete per far fronte ai danni frenerà ogni possibile investimento, indebolendo quella che era una delle eccellenze del territorio regionale».
Alcuni numeri sono emblematici: danno complessivo quantificato in 40 milioni di euro, 200 posti di lavoro stagionale interrotti e difficilmente riattivabili nel 2016 e una produzione - quella delle pere Abate - azzerata.
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