Gazzetta di Modena

Modena

Melograno, aiuto concreto per le famiglie bisognose

di Gabriele Bassanetti
Melograno, aiuto concreto per le famiglie bisognose

Bilancio positivo per l’emporio solidale: dal 2014 sono stati aiutati 239 nuclei Il responsabile Brunetti: «Molto più di una distribuzione, è luogo di relazione»

3 MINUTI DI LETTURA





L’Emporio della solidarietà il Melograno è nato, con l'emissione del primo scontrino, il 27 maggio del 2014. A tutt’oggi ha servito 239 famiglie, equivalenti a 926 persone, e distribuito oltre 135mila prodotti. Per chi ancora non conoscesse questa realtà, unica nel panorama dei servizi sociali, il Melograno è un market in cui si va a fare la spesa, ma accessibile soltanto a famiglie e persone bisognose, seguite dalla Caritas e dai servizi sociali comunali. Non si paga ma si scalano punti da una tessera e i beni arrivano da varie fonti, tra cui il banco alimentare, sia nazionale che europeo, i supermercati locali, le donazioni private.

«Su 239 famiglie che si sono servite dell’Emporio – spiega il responsabile Andrea Brunetti – oggi attive ce ne sono 182; significa che le altre hanno ritrovato una forma di sostentamento; alcune si sono ritirate spontaneamente, spiegando di non avere più necessità. Questo per noi è un grande successo, perchè il Melograno è molto più di una distribuzione di generi di prima necessità: è un luogo di relazione dove trovare solidarietà, senso di comunità e anche suggerimenti per ricreare una cultura di corretti stili di vita, lotta allo spreco, cambiamento nei comportamenti. Non dobbiamo nasconderci il fatto che diverse delle persone che accedono a questa realtà arrivano da storie difficili che includono il gioco d’azzardo, l'alcolismo e altre situazioni che rovinano la vita. Il Melograno è per noi quella che la Caritas definisce un’opera segno, qualcosa di bello e visibile che rimanda anche a qualcos’altro di più completo e profondo. Va anche sottolineato che per garantire i 191 giorni di apertura effettuati finora si sono impegnati ottanta volontari delle più diverse provenienze. Altri ne arriveranno: proprio ieri è cominciato un corso in tre lezioni in sede, dedicato sia a chi già svolge questa attività che a coloro che vorrebbero provare. «Anche per il volontario la formazione è necessaria, soprattutto a livello relazionale. Non è facile confrontarsi con le povertà». Altro punto fondamentale che caratterizza questa attività è il concetto di rete: «Rete prima di tutto fra le numerose realtà che nel recente passato effettuavano distribuzioni alimentari a Sassuolo», spiega l'assessore ai servizi sociali Antonella Vivi. «Siamo passati dalle borsine in tante parrocchie e associazioni a un’unica borsina (eliminando doppioni e forme di accaparramento) e poi a una realtà unica e sviluppata come questa. È stato un percorso quasi decennale, con un ruolo fondamentale della Caritas vicariale, quello che ha permesso a tante realtà differenti di lavorare insieme. C’è chi ha dovuto fare passi indietro, chi in avanti e chi ha preferito rinunciare, ma oggi possiamo dire di aver raggiunto un grande risultato».

«Il concetto di rete è quello che più ci sta a cuore e sosteniamo – spiega Emanuela Carta, del Centro servizi per il volontariato di Modena – non solo a livello sassolese ma della provincia, dove esistono altre realtà in parte simili come Portobello a Modena, Il pane e le rose a Soliera».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google