Nel segno dell’acqua: Modena “bagnata” dall’arte del Graziosi
Tutte sue le fonti e le fontane che decorano la città Ecco la loro storia e a cosa o chi sono state dedicate
L’elemento naturale che più caratterizza Modena è sicuramente l’acqua. Cullata da due fiumi, la città porta ancora, nella sua struttura architettonica e nella sua toponomastica, i segni dell’importanza dei canali che la percorrevano. Non essendo attraversata da un grande fiume, la celebrazione dell’acqua avvenne ed avviene attraverso le fonti e le fontane, alcune delle quali sono andate perse per sempre. Restano, però, testimonianze importanti, non tanto per dimensioni, ma per l’attaccamento che i modenesi hanno verso di loro. Tolti i nuovi giochi d’acqua di Piazza Roma, ai quali dobbiamo ancora fare l’abitudine, la “Fontana dei due Fiumi”, in largo Garibaldi, è la più grande di Modena. Disegnata da Giuseppe Graziosi, autore di quasi tutte le fontane della città, entrò in funzione nel luglio del 1938, lo stesso giorno (il 25) in cui venne attivato l’acquedotto cittadino. Fu accolta subito con grande positività data la magnificenza, per il tempo, dei giochi d’acqua prodotti dalle vasche digradanti che culminano con un getto sapientemente valorizzato dalle luci. La parte statuaria è costituita da due figure in bronzo, una femminile e una maschile, che rappresentano i fiumi Secchia e Panaro. Il primo è raffigurato da una giovane fanciulla che porta in spalla un fascio di spighe, chiaro riferimento alla fecondità del terreno che il fiume bagna. Sotto al piede sinistro calpesta un rospo, che simboleggia l’arrivo del fiume in pianura. Il secondo è un ragazzo muscoloso che nella mano sinistra tiene un orcio dal quale fuoriesce acqua. Sulle spalle porta una grossa fronda che tiene ben stretta nella mano destra, con il sinistro monito della distruzione che possono portare le proprie piene. Un’altra opera del Graziosi si trova in largo San Giacomo: è la “Fontana della Ninfa” risalente al 1924 e donata dai familiari dell’artista al Comune nel 1948. La struttura è una piccola replica di quella dei “Due Fiumi” con vasche digradanti e con una statua bronzea che rappresenta appunto una ninfa, intenta a versare acqua da un vaso. La terza fontana ad opera di Graziosi è quella della “Portatrice di Frutta” che si trova all’interno del Mercato Coperto. La figura rappresenta una giovane che tiene sotto braccio un cesto di frutta e stringe nella mano sinistra un mazzolino di spighe. Fu lo stesso Comune a commissionarla all’artista nel 1931 per far fronte alle esigenze igieniche del mercato. A due passi dal Mercato, in piazza XX Settembre, la quarta fontana del Graziosi, quella che i modenesi chiamano “al salèin” (per la somiglianza delle vasche ovali della versione originale, con una saliera). La figura in bronzo rappresenta un putto che tenta di salvare il pesce che tiene stretto tra le mani, dall’assalto di un’oca affamata. Questa fontana era in origine più grande e collocata al centro della piazza. Tra le due vasche ovali, si ergeva una colonna sulla quale stava il puttino, assumendo così la foggia di una grandissima saliera, da qui il soprannome con il quale è nota. La quinta ed ultima fontana del Graziosi è quella dedicata a San Francesco che si trova a fianco dell’omonima chiesa in Canalchiaro. La statua, del 1938, rappresenta il santo intento a declamare il Cantico dei cantici ai pesci. La vasca ottagonale è stata disegnata dall’ingegner Cavazzuti. Recentemente ritornata d'attualità, grazie al restauro di Piazza Roma, un'altra fontana molto nota è quella detta “d'Abisso" (dove per “bisso” s'intendeva il letto di un fiume). Da prima collocata ai piedi del torrione occidentale del Palazzo Ducale, nel 1856, venne collocata nel luogo dove si trova ora e circondata da due rampe di scale curvilinee. I lavori furono commissionati all'architetto Cesare Costa, (autore anche del cimitero di San Cataldo e del teatro municipale di Reggio Emilia). Nel 1960, venne interrata per essere sostituita da una fontanella in superficie (l'acqua proveniente da una sorgente alimentata dal Canalchiaro che scorre lì nel sottosuolo, era molto apprezzata per limpidezza e purezza, ora purtroppo si è seccata). Nel 2002, durante i lavori per sistemare quell’angolo di piazza Roma, venne riportata alla luce praticamente integra. Per visitarla bisogna scendere 2 metri sotto il livello della piazza. La fontana è protetta da una cancellata in ferro battuto, ma purtroppo non è tenuta molto bene, in quanto la "buca" è spesso scambiata per un cestino dei rifiuti.
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