Gazzetta di Modena

Modena

Pensioni reversibili, 47mila in ansia

di Saverio Cioce

Le smentite da Roma non tranquillizzano i modenesi che temono brutte sorprese. I sindacati: «Non si toccano»

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Di sicuro c’è solo che vogliono mettere le mani nelle tasche dei pensionati, in quelle dei più deboli.

Come, dove e quando verranno tagliate quelle di reversibilità, sino a oggi pagate alle vedove, lo sapremo nelle prossime settimane. Ma il fatto stesso che se ne parli come di un progetto concreto, un’ipotesi con pari dignità delle altre per recuperare fondi nel bilancio dello Stato, mette in allarme tutti. Dai sindacati ai patronati è tutto un brulicare di messaggi di chi chiede una mobilitazione immediata.

La parziale marcia indietro del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha confermato che qualcosa sta bollendo in pentola. Di fronte alla levata di scudi di tutte le formazioni sociali, lavori autonomi compresi, il responsabile del lavoro ha specificato che le pensioni attualmente erogate non si toccano. «Per ora» ha aggiunto. E la sua precisazione, unita al fatto che avvalla come un fatto normale il progetto di cancellare le pensioni di reversibilità di quando sarà approvata la nuova legge, ha messo in allarme i pensionati e le vedove. Ancora di più.

«Ma stiamo scherzando? - scatta sulla sedia Luisa Zuffi (Spi Cgil) - Le pensioni di reversibilità ai coniugi superstiti non sono un privilegio ma un diritto sacrosanto, sono frutto dei versamenti dei dipendenti durante tutta la vita lavorativa. Certo, c’è anche una parte composta da fondi pubblici ma non è certo la parte più importante. Come si fa dunque a parlare di limiti e vincoli per erogare una pensione? Tra l’altro la reversibilità, in assenza di altre forme di sussidio sociale, è il riconoscimento che lo Stato ha sempre voluto dare alle donne, che sostengono con il lavoro domestico e di cura le famiglie e tanta parte della società. Mi chiedo come si possa prendere alla parte più debole della società il denaro per tappare le falle dei bilanci statali e dell’Inps».

I numeri dei pensionati modenesi del resto parlano da soli. Basta scorrere il sito internet dell’Inps per trovare i dati relativi alla nostra provincia per il 2014 e cristallizzati nell’anno successivo.

Le pensioni di reversibilità sono quasi 47 mila su un totale di quasi 140 mila pensionati.

L’importo medio? Non arriva a 600 euro; per l’esattezza si ferma a 509, facendo una media tra le punte più alte di 640 e le più basse di 465.

Dettaglio interessante: quelle erogate ad anziani con più di 80 anni sono attorno alle 25 mila e sono quelle con gli importi più bassi perchè a suo tempo versamenti e contributi avevano parametri nettamente inferiori. Come si vede, la metà delle pensioni di reversibilità modenesi si attesta su valori molto modesti: sarebbero queste le risorse per mettere in sicurezza i conti dell’Inps?

Che il numero non coincida con le pensioni erogate non è un problema, perché una persona può prenderne più di una, sommando quella del lavoro, magari due se è stato lavoratore dipendente e poi autonomo, con quella di reversibilità. Su una popolazione modenese di ultrasessantacinquenni che su base provinciale è di circa 150 mila unità, le pensioni erogate 226 mila.

Nella cifra finale confluiscono tanti tipi di pensioni, dagli autonomi ai fondi integrativi ma sono escluse quelle, ad esempio, degli invalidi civili.

«La scelta del governo è assurda - sbotta Michele Del Fabbro (Cisl) - Basta guardare i numeri per capire che dalla parte dei pensionati non si può recuperare nulla. Come al solito anche Renzi viene a spremere ancora di più famiglie e dipendenti, quel popolo del reddito fisso che fornisce al fisco il 90% delle sue entrate.

Le pensioni di reversibilità sono figlie di contributi versati; le stesse pensioni, al termine di una vita di lavoro, sono l’equivalente di una retribuzione differita. Lo Stato non può e non deve mettere le mani su quanto è dovuto a chi è in pensione. Quello che va respinto con forza è il tentativo di andare avanti, da parte del governo, a colpi di leggi-delega. Anzichè ragionare con i diretti interessati di quello che va fatto da parte dei contribuenti, Renzi e Poletti vanno avanti a colpi di decreto. Ma per favore! Noi sindacati confederali stiamo ancora aspettando risposte dal premier a una richiesta di incontro».

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