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«Il caso Sergio non esiste, l’ingegnere resta qui»

«Il caso Sergio non esiste, l’ingegnere resta qui»

Muzzarelli blinda il dirigente all’Urbanistica finita al centro delle polemiche per l’acquisto di una casa da un arrestato. Il Movimento Cinquestelle resta solo

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Nessuna richiesta di dimissioni. Accuse rispedite al mittente. Nessun motivo per licenziare - questo lo scenario secondo il Movimento Cinquestelle - Maria Sergio, la dirigente all’Urbanistica del Comune di Modena finita nell’occhio del ciclone per l’acquisto, assieme al marito Luca Vecchi (sindaco di Reggio Emilia) di una casa nel maggio del 2012 da una persona poi risultata indagata e arrestata nel gennaio 2015 nell’operazione Aemilia.

L’ordine del giorno dei grillini è stato respinto dall’intera aula, su tutti Pd e Forza Italia uniti per una volta, e votato soltanto dai cinque consiglieri del Movimento Cinquestelle.

«L'ingegner Sergio - ha precisato Muzzarelli - non è sottoposta ad alcun procedimento penale e non è oggetto di alcuna indagine da parte della magistratura. Le notizie riportate dai mezzi di informazione, che spesso riprendono semplicemente accuse politiche, non contengono ipotesi di reato. Lo stesso ordine del giorno del M5s non contiene informazioni aggiuntive, ma solo considerazioni e domande che, più che a fare chiarezza, sono orientate a insinuare anomalie, alimentare sospetti, alludere a non meglio specificate responsabilità amministrative o penali».

In particolare, per Muzzarelli le accuse di «mancanza di trasparenza» non trovano fondamento nelle norme così come in «nessun modo le vicende relative alla abitazione privata della sua famiglia interferiscono o possono anche solo minimamente interferire con le funzioni che svolge nel Comune di Modena». Per il sindaco infatti, e questo in realtà era il cuore dell'ordine del giorno M5s, «non si vede per quale motivo, venuta a conoscenza di un processo che comunque non la riguarda direttamente, la dottoressa Sergio avrebbe dovuto assumere l'iniziativa di informare l'amministrazione o chiunque altro di una transazione privata avvenuta in epoca precedente i fatti giudiziari».

A nulla sono valsi gli interventi di Marco Bortolotti «fermiamoci e chiediamoci se è normale non ricordare da chi si è comprata la casa» e Mario Bussetti «nessuno qui vuole accusare, siamo ben consapevoli che non esistono elementi da tribunale, ma la politica deve andare oltre e a volte ci sono scelte dolorose da fare».

Andrea Galli ha votato come il Pd ma con un distinguo: «Siete voi - riferito alla maggioranza - che avete inculcato ai vostri figli - riferito ai grillini - la cultura del sospetto, e questi sono i risultati».

L’attacco più deciso al Movimento Cinquestelle è arrivato dal capogruppo Pd Paolo Trande, nella conclusione del suo intervento: «Nei giorni scorsi abbiamo letto di una lettera con minacce e avvertimenti indirizzata al sindaco di Reggio Emilia e all’ingegner Sergio da parte di un imprenditore arrestato nell’indagine Aemilia con accuse di mafia. Sia chiaro, voi avete scritto l’ordine del giorno prima e lungi da me di accomunarvi con questa persona, ma non vi siete posti il problema che questo tizio utilizzava le vostre stesse argomentazioni e alla fine chiedeva le dimissioni, esattamente come fate voi? Non vi è venuta l’idea di ritirare il tutto perché nessuno possa anche solo lontanamente accomunarvi a lui? State utilizzando gli stessi argomenti e fate le stesse richieste. A noi questa coincidenza avrebbe dato molto fastidio e avrebbe suggerito - continua Paolo Trande - un ripensamento sul senso e la finalità di questo ordine del giorno. Mi sbaglierò, ma ho la netta sensazione che vi abbiano strumentalizzato, è la vostra risposta al caso Quarto».

Qui la stoccata è ancora di Galli, che accusa: «Caro Pd non c’era bisogno di andare a Reggio per vendicare Quarto, basta citare l’esempio di Sassuolo, dove si è visto da quali bacini sono arrivati i voti per la vostra vittoria». (d.b.)

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