Gazzetta di Modena

Modena

Il trafficante di clandestini sarà estradato in Ungheria

Il trafficante di clandestini sarà estradato in Ungheria

San Felice. Nuovamente arrestato il pakistano accusato di sfruttare esseri umani Da noi ai domiciliari, là lo hanno condannato a 8 anni e vogliono eseguire la pena

2 MINUTI DI LETTURA





SAN FELICE. Abdul Hameed, il pakistano 40enne nullafacente accusato di far parte di una organizzazione che trafficava esseri umani, è tornato in carcere. Lo hanno arrestato i carabinieri, in esecuzione di un ordine di carcerazione dell’autorità giudiziaria italiana, a seguito della richiesta dell’autorità giudiziaria Ungherese. In Ungheria infatti Abdul è già stato condannato a otto anni di reclusione, e lo stato ungherese vuole che la sentenza venga eseguita.

In Italia gli stata andando meglio, dopo essere stato arrestato dalla polizia nel palazzo di San Felice dove abita da anni, Abdul aveva trascorso qualche tempo dietro le sbarre e poi è tornato a casa, ai domiciliari. Fino alla richiesta della magistratura ungherese, sui cui sviluppi definitivi occorrerà attendere le pratiche di questo tipo di rogatoria.

Il pakistano sanfeliciano faceva infatti parte di una organizzazione accusata di avere trasportato in Italia clandestini, costringendoli ad un trattamento inumano o degradante per procurare loro l’ingresso o la permanenza illegale in Italia. Non solo, in più occasioni avrebbe ospitato nella sua abitazione di San Felice i complici di questo traffico, provenienti da altre regioni italiane.

In estate, la polizia lo aveva arrestato durante una operazione contro il traffico di clandestini partita in Friuli Venezia Giulia e gestita dalla questura di Udine, assieme al personale anticrimine del Commissariato di Mirandola.

«L'attività investigativa ha portato ad appurare che Hameed, a bordo di una vettura, fungeva da apripista per un furgone carico di clandestini alla cui guida si trovavano dei complici di nazionalità italiana. Lo stesso avrebbe dovuto sviare l'attenzione da parte della polizia che avesse voluto effettuare eventuali controlli al furgone, cosa non riuscita in quanto il furgone è stato fermato poco dopo l'ingresso in Italia con a bordo, ammassati in condizioni proibitive oltre che privi di acqua e cibo, trenta clandestini in prevalenza di origine afghana provenienti dall'Ungheria», aveva spiegato in una nota la polizia.

Insomma, si trattava di un precursore delle rotte alternative al Mediterraneo, dalle quali sono arrivati in Italia numeri esorbitanti di migranti clandestini, al riparo dai riflettori da tempo accesi al largo della Libia.

I due italiani alla guida del furgone erano stati arrestati immediatamente, in flagranza di reato, mentre «successive indagini avevano dimostrato di come questo sodalizio criminale composto da cittadini italiani e stranieri avesse già effettuato alcuni viaggi in paesi della comunità europea con l'intento di introdurre in Italia clandestini delle più disparate nazionalità».

Ovviamente il pakistano è residente a San Felice con regolare permesso di soggiorno, ma nessuno nel suo palazzo ha mai capito che lavoro facesse davvero. (ase)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google