IL SIMBOLO DELLA FIDUCIA
Non c’è nulla da fare: ogni volta che a Maranello si alza il velo sulla nuova Ferrari di Formula 1 il sogno si riaccende. Nei milioni di tifosi che la Rossa (anche se un po’ bianca,...
Non c’è nulla da fare: ogni volta che a Maranello si alza il velo sulla nuova Ferrari di Formula 1 il sogno si riaccende. Nei milioni di tifosi che la Rossa (anche se un po’ bianca, che così lo sponsor risalta meglio e non solo il ricordo di Lauda e Regazzoni) abbraccia in tutto il mondo. Ma anche e soprattutto a Modena e nella sua provincia.
Non c’è nulla da fare: il simbolo in cui ci si riconosce più facilmente, a cui viene naturale affidare la speranza suscitata dalla passione è e rimane quello. Perché su Modena e Maranello, sulla gente che qui vi lavora direttamente o nell’indotto continua a fondarsi la realtà del mito: con più solidità di quella garantita dai marosi della Borsa, che alterna i timori per come il Cavallino rampante debba portarsi in groppa qualche debito altrui all’entusiasmo acceso da un Soros che scommette qui e non solo altrove una parte significativa di investimenti.
Qui, perché non c’è stato un solo passaggio o occasione (Wall Street e Piazza Affari docent) in cui Marchionne non abbia incardinato a Maranello il senso e la prospettiva futura di una marchio che non ha eguali: e che non potrebbe averli altrove. A oggi i timori di una diluizione della presenza Ferrari nell’ambiente, nel liquido amniotico in cui ha preso vita e valore sono stati allontanati con forza, anche se la forza delle parole è relativa: a volte può essere bella come un’auto nuova a cui si toglie il velo, ma deve ancora prendere la strada.
Resterà da vedere, certo: se la F1 del 2016 riuscirà a colmare il gap con la Mercedes; se Modena e l’Italia faranno un passo avanti per colmare quello che ancora li separa dai territori più competitivi. Se, ad esempio, la suggestione del ritorno anche delle Alfa Romeo sulle piste (e non solo mascherate in prova a rombare sulla tangenziale di Modena come fino a poco tempo fa le Maserati...) prenderà corpo e quanto lo prenderà qui: nella terra dei motori e dei sogni, che per diventare realtà hanno bisogno di ingegneri, di tecnici, di operai. Di uomini e donne: che hanno bisogno di un immaginario in cui identificarsisi, di sfide concerete in cui essere coinvolti. Ma anche di fiducia da ricevere, sapendo che sanno contraccambiarla, da sempre
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