Maranello si inchina ancora al Drake
Il genio di Enzo Ferrari rivive negli aneddoti dei testimoni della sua grande impresa nell’anniversario della nascita
MARANELLO. Non poteva che essere l’Auditorium intitolato ad Enzo Ferrari, ad ospitare la conferenza “Ferrari, gli uomini e il territorio”, evento organizzato dall’Università Popolare di Maranello, da un progetto nato in collaborazione tra Comune e UniAuser. Il tutto a soli due giorni dall’anniversario della nascita dell’indimenticato Enzo Ferrari (ricorrenza del 18 febbraio) e all’indomani della presentazione della nuova monoposto di F1. L’incontro è stato anche l’occasione per tutti gli appassionati di riflettere sul passato e sul presente del Cavallino, attraverso i ricordi e i racconti di chi ha vissuto la storia al fianco di Enzo Ferrari, ma anche motivo di riflessione sul futuro.
Relatori sono stati Massimiliano Morini, sindaco di Maranello, l’ingegner Mauro Forghieri, grande progettista della Ferrari, don Sergio Mantovani storico cappellano dei piloti, il giornalista Leo Turrini e Graziano Pini, docente di Economia a Modena e Rettore dell’Università Popolare.
Ad aprire l’evento il sindaco di Maranello, il quale ha sottolineato l’importanza della Ferrari a Maranello ed ha spiegato che negli ultimi anni vi sono stati diversi imprenditori, che collaborano con la Ferrari, che hanno deciso di venire nella città del Cavallino per impiantare le loro aziende: «Ritengo- ha spiegato Morini - che sia importante che la Ferrari resti e si espanda nel nostro territorio, perché questo rappresenta un valore aggiunto, anche per l’azienda stessa, visto che qui vi sono le sue radici».
La parola è poi passata a Leo Turrini che ha sottolinato come la Ferrari rappresenti ancora nel mondo un mito assoluto, che va al di là di un ordine d’arrivo: «Nemmeno un digiuno lunghissimo (21 anni senza vincere un Campionato del Mondo), è riuscito minimamente a scalfire l’importanza della Ferrari a livello mondiale - ha spiegato Turrini - Tutto questo è stato possibile, perchè la Ferrari non è solo un’azienda, ma perché è nata da un’intuizione di un uomo geniale, che ha impiantato in questa terra la sua azienda, conoscendo il valore della sua gente».
«Bisogna essere sinceri - ha spiegato l’ingegner Mauro Forghieri - Ferrari ha ricevuto tanto da Maranello, ma ha dato anche tanto, facendo sì che un piccolo paese divenisse famoso nel mondo. Ricordo che nel 1973, in piana crisi petrolifera, alla Ferrari vi era del prodotto invenduto e lo stesso Commendatore mi inviò a Parigi ad una riunione alla quale parteciparono un gruppo di persone provenienti da diversi Paesi, che acquistarono tutte le macchine prodotte. Per quell’operazione alla Ferrari arrivarono tantissimi soldi. Ho raccontato questo aneddoto, per far capire l’importanza dell’entrata in Borsa della Ferrari. La nuova monoposto? Penso alle parole di Ferrari, quando diceva che “la macchina non deve essere bella ma andare forte”. Ritengo che la squadra abbia lavorato, per far sì che questo avvenga».
«La recente quotazione in borsa è stato un passaggio necessario in un mercato globale, un passaggio giusto, che servirà a finanziare le attività industriali - ha ricordato Graziano Pini - Se Enzo Ferrari fosse ancora vivo avrebbe fatto lo stesso passo, perché la Casa del Cavallino non è più un’ azienda artigianale, ma un’industria globale».
«Vedo però ancora nella Ferrari un grande cuore - ha sottolineato don Sergio Mantovani - e un grande cuore lo aveva anche Enzo Ferrari, il quale più volte mi ha dato dei soldi da consegnare a persone particolarmente bisognose, ma non voleva che si sapesse che quel denaro arrivava da lui».
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