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Rapinato a Modena con lo spray urticante: «Mi bruciava tutto»

di Stefano Totaro
Rapinato a Modena con lo spray urticante: «Mi bruciava tutto»

Il racconto del negoziante: «Il bandito mi ha afferrato al collo e mi ha inondato, alla fine muovevo solo un piede». Le cure in ospedale

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MODENA. Il rapinatore lo ha inondato di gas urticante, gli ha spruzzato contro, sugli occhi, sulla bocca, vicino alle orecchie, l’intero contenuto di una bomboletta spray con un gas talmente potente che lui, giovane commerciante, è rimasto intossicato ed è stato portato in ospedale.

La terribile scena. E chi è andato sul posto per caricarlo in ambulanza, non è riuscito ad entrare all’interno del negozio, tanto era saturo di gas tossico. Il commerciante era talmente intossicato che non solo non ci vedeva, ma non riusciva nemmeno a parlare né a reggersi in piedi: i soccorritori lo hanno trovato per terra, sdraiato sul marciapiede davanti al suo negozio in viale Carlo Sigonio, proprio prima del semaforo con Buon Pastore.

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Muoveva solo un piede. Riusciva a muovere solo un piede e sbattendo quello sul terreno, ha raccontato la vittima, cercava di attirare l’attenzione di qualche passante.

Una storia drammatica, una rapina avvenuta l’altra sera e che purtroppo viene a soli otto giorni dall’altra rapina che sempre questo giovane commerciante ha dovuto subire, pure quella altrettanto violenta e drammatica.

Ma iniziano dall’ultimo episodio. Viale Carlo Sigonio, civico 121, negozio di alimentari con anche servizio di Money transfer, gestione del Bangladesh. Verso le 22.15 dell’altra sera il bengalese 37enne aveva appena finito i conti della cassa, aveva tirato giù la serranda a metà, si apprestava a fare alcune pulizie all’interno.

Il racconto. «Un po’ di soldi erano nella cassa, altri li avevo nella mia tasca dei pantaloni. Stavo apprestandomi a fare della pulizie - racconta il giovane commerciante - quando ho sentito che una persona stava entrando, abbassandosi per passare sotto alla serranda a metà. Ho pensato ad un cliente ritardatario , mi sono girato e ho detto “ciao”. Subito questo uomo, un giovane maghrebino, mi ha messo una bomboletta davanti agli occhi e ha spruzzato. Una , due volte, poi ancora. E mi ha afferrato alla gola dicendomi “dammi i soldi”. Stringeva forte, io ormai non ci vedevo. Mi ha frugato nei pantaloni e ha preso il contante. Poi si è avvicinato alla cassa».

Il coltello in faccia. La cassa si trova sulla sinistra appena entrati nel negozio, in una piccola area appartata. «Qui lui ha trovato un coltellino che uso per tagliarmi la roba per il mio mangiare, me l’ha puntato al petto dicendo: «Dimmi come si apre la cassa e dimmi dove hai altri soldi altrimenti ti ammazzo”. Ha così aperto la cassa, mi ha rispruzzato alcune volte in tutta la faccia e poi è uscito. Io sono uscito strisciando, ho raggiunto i campanelli del condominio di fianco, ho suonato ma nessuno voleva aiutarmi. Non ci vedevo. Ho sentito un giovane africano che aveva capito la situazione e si era fermato, ma non aveva il cellulare. Ha poi fermato un’auto che ha avvisato i soccorsi. Io muovevo solo un piede e cercavo, sbattendo per terra, di attirare l’attenzione. Ma non passava nessuno o forse nessuno si fermava». Bottino? Cinquecento euro. Poi l’arrivo dei soccorsi, la grande nube tossica ancora all’interno del negozio, le cure al pronto soccorso.

"Ho la faccia gonfi". «Ho ancora la faccia gonfia, ci vedo male e da un orecchio ancora non ci sento» dice il giovane bengalese. Probabilmente questa rapina è il sequel di quella avvenuta l’11 febbraio, con due maghrebini entrati in azione sempre verso le 22. «Erano in due, prima è entrato uno e ha preso una birra. è uscito, l’ha data al suo amico, è rientrato e mi ha afferrato alla gola, trascinandomi per terra. Poi, prima che potessi reagire. assieme all’altro mi hanno messo a terra e uno mi bloccava la faccia sul pavimento con un piede. Mi schiacciava la faccia per terra, appena mi muovevo lui premeva. Ero immobilizzato. Mi hanno preso mille euro, i documenti, il cellulare, mi hanno minacciato, urlavano e poi sono fuggiti. Forse si sono dati la voce e altri del loro “branco” sono venuti a rapinare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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