Gazzetta di Modena

Modena

«Una tassa di scopo per il teatro Carani»

di Gabriele Bassanetti
«Una tassa di scopo per il teatro Carani»

È l’ipotesi avanzata dai Socialisti Italiani, ma sia il Comune che il comitato restano freddi all’idea

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Una tassa di scopo per acquistare il teatro Carani, al momento chiuso causa crollo interno e ritornato alla proprietà, dopo la disdetta dell’affitto da parte del Comune? L’ipotesi è stata formulata nei giorni scorsi all’interno dell’ampio dibattito sulla storica sala sassolese dai Socialisti italiani, ma non sembra piacere. I tempi per aggiungere una tassa a quelle che già i cittadini pagano non sono dei migliori. Non era così nel 1992, l’unica volta in cui a Sassuolo la tassa di scopo venne utilizzata per dare alla città un altro dei suoi beni storici e più amati: Villa Giacobazzi Vistarino, oggi biblioteca ragazzi all’interno dell’omonimo parco. Gli eredi l’avevano già praticamente ceduta, con il parco intorno, a privati, ma il Comune con il sindaco di allora Renzo Sola, si impose con l’esproprio (trattando comunque prezzi non lontani da quelli di mercato) e il suo successore Ferruccio Giovanelli lo mise in pratica, alzando di un punto l’Ici del 1992: la villa e il parco che oggi è interamente pubblico vennero acquisiti per 1 miliardo e 297 milioni di lire.

«All’epoca – ha ricordato recentemente Giovanelli – i sassolesi capirono e sostennero l’operazione».

Oggi non lo farebbero e sembrano non gradire l’ipotesi. Lo stesso comitato Salviamo il teatro Carani, che le sta provando tutte per indurre una riapertura della sala, su questa ipotesi resta freddo: «La tassa di scopo per una città che ha le tasse più alte della provincia, non ci pare il caso. Il Carani è una scelta dell’amministrazione e se ritiene che i sassolesi non debbano avere un teatro deve dirlo chiaramente, anche se nei fatti è già così».

Un punto di Imu e Tasi oggi varrebbe circa 3 milioni di euro, sufficienti per intavolare una nuova trattativa di acquisto con la proprietà (che secondo le indiscrezioni uscite più volte al primo contatto ne chiese 4). Ma anche per l’assessore alla Cultura Giulia Pigoni l’ipotesi non è percorribile: «Nuove tasse non le vorremmo mai mettere e quindi già in questo senso l’idea è difficile da mettere in pratica. Ma anche ipotizzando che sia possibile, non è questo il problema che blocca il teatro sassolese. Quando abbiamo incontrato la proprietà abbiamo messo sul tavolo tre proposte, tra cui quella di acquisto e abbiamo detto chiaramente che erano tutte revisionabili e modulabili. Anche l’idea di comprare il teatro attraverso permuta di immobili e terreni, come avevamo ipotizzato, era revisionabile e la proprietà sa che sarebbe stato possibile anche ipotizzare una parte di pagamento in denaro e un’altra in beni. Il punto è che non abbiamo nessun riscontro, nessun contatto e nessuna contro-proposta da parte di chi detiene i diritti sul teatro Carani. Noi restiamo aperti a ogni idea e trattativa».

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