Gazzetta di Modena

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Angela, una vita per la biodanza a Modena

di Laura Solieri
Angela, una vita per la biodanza a Modena

Fondatrice dell’associazione Nautilus la Di Bartolo dal ’95 insegna la disciplina ideata da Rolando Toro

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MODENA. Danzare i gesti propri dell'essere umano, danzare il coraggio, l'amicizia, l'accoglienza, il rifiuto. Biodanza vuol dire danza della vita, nella quale leggerezza ed affettività si incontrano e si manifestano, attraversandoci. È questo che ha attratto Angela Di Bartolo, che nel 1995 ha incontrato questa disciplina che ha segnato in positivo tutta la sua vita.

Qualità del quotidiano. «La biodanza ha portato una qualità diversa al mio quotidiano e mi ha affascinato da subito per la sua parte centrata sull'affettività e sul contatto - racconta Angela, socia fondatrice dell'associazione Nautilus di Modena e socia dell'associazione Biodanza Italia, operatrice di biodanza e di educazione al contatto - Mi colpisce sempre molto l'essenza umana dell'incontro con l'altro, il guardarsi negli occhi per favorire un contatto affettivo che ti porta a trascendere la paura del contatto stesso, facendoti sentire libero, senza il timore del giudizio. La biodanza lavora sulla parte “sana” della persona, per portarci ad abbracciare quella che è la nostra parte di ombra e renderla più vivibile. A volte ci blocchiamo nelle esperienze che ci hanno fatto vivere un trauma, e allora proviamo a scioglierle con alcuni esercizi che consentono di risanare le ferite, di attivare una rieducazione affettiva». Biodanza si fa in gruppo, attraverso un percorso di musica e movimento che mette in relazione tra loro corpo, mente ed emozioni. «Non sono in grado di giudicare la danza in sé come disciplina ma ciò che sicuramente la differenzia dalla biodanza è che quest'ultima si esprime in un contesto affettivo in cui si facilita l'espressione della parte più sana della persona per poter accogliere la nostra parte ombra che ci può impaurire - spiega Angela - Si cerca di trasformare l'esperienza di sentire un corpo come fonte di sofferenza, cioè ferito da esperienze negative, in un corpo come fonte di piacere». Angela tiene in mano una foto in cui i colori, insieme a lei, sono protagonisti: «Nella linea della creatività il colore è molto importante perché attraverso di esso esprimiamo bisogni intimi. Poi ogni colore ha un significato preciso: il verde esprime affettività, il giallo la libertà, il rosso la vitalità, il viola la trascendenza…».

Con il maestro Toro. Un'altra foto cara ad Angela la ritrae insieme al suo maestro, Rolando Toro, antropologo, psicologo e poeta cileno scomparso nel 2010, il creatore della biodanza. «Da diversi anni propongo la biodanza in percorsi terapeutici e di accoglienza negli ambiti delle dipendenze patologiche, della prevenzione del disagio minorile, nella cura delle patologie legate all'HIV o all'età senile, nell'ambito della salute mentale - spiega Angela che in passato ha anche approfondito discipline come lo Yoga, il Tai Chi, il Reiki e la Meditazione - Nel tempo, lavorando sull'espressione corporea, ho condotto la mia personale ricerca esistenziale, attingendo in me le risorse necessarie per superare le difficoltà incontrate lungo il cammino». Esprimere la propria identità, nel rispetto di ciò che ci circonda, tracciando i contorni di un quotidiano fatto di relazioni e comunicazioni sane: la biodanza è la danza della vita perché consente di lavorare sulla propria unicità, ritrovandola. «La consiglio a tutti perché può aiutare tutti, al massimo non fa niente! - scherza Angela - Ed imparando da ciò che si vive nell'esperienza di gruppo e nell'interazione con l'altro, la vera sfida sta nel riuscire a dare un significato diverso, più umano ed autentico, alle nostre relazioni quotidiane».

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