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Cisa Cerdisa ruspata via La ferita lacera pure il Pd

Cisa Cerdisa ruspata via La ferita lacera pure il Pd

La rabbia di quanti nel partito avevano chiesto il recupero culturale del deposito Lettere al sindaco su una demolizione che ha stroncato i sogni di tanti urbanisti

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Prima che si potesse anche solo confrontarsi su un futuro del deposito delle argille nel comparto Cisa Cerdisa, da molti individuato come un esempio di architettura moderna degno di essere valorizzato, la proprietà dell'area è passata alla demolizione.

Spianando tutto, anche quel capannone che in tanti avevano mostrato di apprezzare.

La scelta non è stata indolore, ha lasciato strascichi che sono tutt’altro che risolti, specie nella maggioranza politica di Sassuolo.

Nel Pd diversi esponenti si erano espressi per un confronto sul deposito delle argille e sono rimasti turbati scoprendo solo a cose fatte che l’abbattimento era già avvenuto.

La corrispondenza interna al partito, ancora in questi giorni dopo che sono passate alcune settimane dall’abbattimento, denuncia uno stato di irritazione di cui la questione Cisa Cerdisa sembra più che altro un simbolo. Si lamenta scarsa condivisione nelle scelte e poca disponibilità al confronto fra l’amministrazione e il partito.

Il sindaco Pistoni ha ricevuto lamentele dai toni anche molto accesi. Risulta ormai evidente che il capannone ha rappresentato qualcosa di più di un semplice elemento costruttivo, con esso è caduta anche un po’ di reciproca fiducia fra le forze politiche che guidano Sassuolo.

Non si è trattato comunque solo di una battaglia politica, c’era anche il sincero interessamento non solo di consiglieri comunali e componenti di partito, ma di architetti e intellettuali su un futuro diverso per il deposito delle argille.

L’architetto Federico Zanfi del Politecnico di Milano, aveva ipotizzato «una piazza coperta multifunzionale, integrata al centro commerciale in corso di progettazione, o che si tramuti nel foyer variamente allestibile di un centro di ricerca ed esposizione sui temi dell’innovazione ceramica, una fondamentale cerniera per collegare ogni nuova futura funzione del comparto in trasformazione al quartiere Braida. La testa di ponte per rompere lo stigma e l’isolamento che ancora avvolgono questa parte di città».

Nel dibattito erano entrati tanti: Luigi Ottani, fotografo che aveva provato a ritrarre in immagini quest’area industriale e che ha manifestato on-line il suo disappunto per l’abbattimento; Giancarlo Fabbi, gallerista modenese e operatore nel mondo dell’arte contemporanea, che diceva «credo che non approfittare di una occasione del genere sarebbe a dir poco pazzesco. Le possibilità di utilizzo del contenitore a fini culturali rappresenterebbero per il nostro territorio un ulteriore esempio delle eccellenze che ci vengono riconosciute in tutto il mondo. Da operatore culturale sarei davvero entusiasta di fronte all’ipotesi di un progetto di recupero (e come me credo tanti altri operatori del settore) che trasformi l’attuale deposito in uno spazio polifunzionale dedicato all’arte contemporanea. Ho avuto modo in questi giorni di confrontarmi con diversi artisti italiani di levatura internazionale trovandoli anche loro entusiasti di fronte a tale ipotesi».

Ipotesi che non avrà seguito, ma le ruspe potrebbero avere conseguenze dirette all’interno della maggioranza. (g.b.)

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