I ragazzi di via Due Canali sono tornati dopo 50 anni
Una compagnia di ex bambini della Sacca si è ritrovata in un ristorante di S. Vito E ora l’organizzatrice della reunion pensa ad un libro sulle avventure del gruppo
I ragazzi di via due Canali sono tornati. E sabato sera c’è stato un incontro speciale per gli amici di un tempo. Le sbucciature nelle ginocchia si sono chiuse. Le mani che tenevano giochi semplici ora reggono cellulari. Dopo quasi cinque decenni, si sono ritrovati con i social network. Tuttavia, il loro spirito non è cambiato.
«Siamo cresciuti con la fiducia nel prossimo - ha spiegato Meris Bompani - un valore che ho cercato di trasmettere alle mie figlie». Sta pensando di scrivere un libro da dedicare alla nipote di un anno per raccontare le avventure del gruppo. «Costruivamo porte improvvisate - ha aggiunto Mauro Bombarda - e poi giocavamo. D’inverno ci divertivamo a fare pupazzi di neve. Andavamo a vedere la televisione in casa dell’unico che l’aveva. Vedevamo il Festival di Sanremo, lo Zecchino d’Oro. Giravamo in braghe corte da febbraio. Non avevamo nulla, ma eravamo felici. Eravamo una famiglia. Ora sembra che vada al contrario». Mauro avrebbe continuato a giocare a calcio su manti erbosi e davanti a un pubblico più numeroso. Ha vestito, infatti, sia la casacca del Modena sia la maglia del Carpi. Giorgio Ascari, invece, ha trovato il suo percorso nell’hockey pista. Nella disciplina ha raggiunto la serie A2 con la Polisportiva Villa D’Oro. Da Daniele Bompani a Ivan Sala, ognuno avrebbe una storia da raccontare. Esperienze che potranno magari confluire nel testo di Meris, cugina del primo. Ricordi di una Modena del secondo dopoguerra vissuta con gli occhi vispi di bambini.
«La strada non era ancora asfaltata - ha ricordato Daniele - e la villa di Rainusso era stata bombardata da poco. La via Due Canali si chiama così perché scorrevano i canali Diamante e Naviglio. È una delle più vecchie di Modena: se ne trovano testimonianze nel XIV Secolo. Negli anni Settanta, chiudendo un canale, hanno sotterrato tre o quattro macine dell’antico mulino. Vorremmo tornassero in superficie».
Mentre parlano, si rivedevano nei bambini di allora. «I nostri genitori lavoravano - ha ripreso Meris - e ci lasciavano giocare per strada. Non avevano i soldi per andare in ferie d’estate. Così noi andavamo in colonia. D’inverno ci divertivamo tantissimo con la neve. Una volta, tornata a casa, ho dovuto mettere le scarpe nel forno. Le porte allora rimanevano sempre aperte, i vicini ci controllavano. Ora non sarebbe possibile». Il primo incontro è stato in un ristorante di San Vito. Pensano di ripetere la cena il primo sabato di marzo, a partire dal 2017. «Non possiamo fare aspettare altri cinquant’anni», ha concluso sorridendo Meris.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
