«Carani, proprietà faccia i lavori»
Il Prefetto: «La messa in sicurezza del teatro non spetta al Comune». Già presentato il ricorso al Tar
È solo un primo passo. Il cornicione per ora non verrà riparato e le transenne lungo il marciapiede di via XX Settembre resteranno al loro posto. Ma è comunque una prima posizione favorevole al Comune di Sassuolo in una delle controversie con la proprietà del teatro Carani, quella che riguarda il crollo del cornicione esterno, alcuni mesi dopo il danno al controsoffitto interno che aveva già determinato la chiusura della sala. La Prefettura di Modena ha infatti respinto il ricorso gerarchico proposto dalla società “Cinema Teatro Carani Sassuolo srl” per l’annullamento dell’ordinanza del sindaco del giugno scorso, nella quale ingiungeva alla società “immediate operazioni di messa in sicurezza del fabbricato al fine della salvaguardia della pubblica e privata incolumità”. La proprietà del teatro si era opposta, sempre in base alla questione di fondo, quella per cui la manutenzione del teatro nel contratto esistente fra Comune e Carani (scaduto a luglio), era a carico del Comune: aveva perciò proposto ricorso gerarchico al Prefetto di Modena contro il Comune di Sassuolo per l’annullamento o la riforma, previa sospensione, dell’ordinanza contingibile e urgente. Il Prefetto ha decretato il rigetto del ricorso proposto. Nel frattempo però la proprietà ha impugnato la stessa ordinanza anche davanti al Tar di Bologna, dove era già pendente il ricorso contro l’ordinanza di inagibilità del teatro per il crollo all’interno, di tavelle nel controsoffitto nell’ottobre 2014. Entrambi i ricorsi quindi sono ora al tribunale amministrativo di Bologna e prima del suo pronunciamento non ci saranno riparazioni di sorta. E del resto dopo questo giudizio si potrebbe andare anche al consiglio di stato, per cui l’opzione migliore continua ad essere un accordo generale fra Comune e proprietà che purtroppo sembra ancora molto lontano, come del resto ha specificato l’assessore alla Cultura Giulia Pigoni alla Gazzetta pochi giorni fa: «Abbiamo sul tavolo tre proposte, tutte revisionabili e trattabili, ma nessun nuovo contatto con chi le dovrebbe esaminare».
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