Ecco come rivive la Strada Vecchia Fiumalbo-Doccia
Per secoli questa via è stata percorsa dai pastori per la transumanza, oggi sale tra antichi tesori
La nostra escursione parte dal centro di Fiumalbo, paese inserito tra i Borghi più belli d'Italia, bandiera arancione Tci dal 2001 e “Città d'Arte” dal 1990. Ci troviamo nel cuore dell'Alto Appennino Modenese, ai confini con la Toscana e al cospetto del Monte Cimone. Il paese sorge alla confluenza di due torrenti, il Rio S. Rocco e il Rio dell'Acquicciola che unendosi danno vita allo Scoltenna; proprio dalle acque spumeggianti che lo circondano deriva probabilmente il suo nome: Flumen album (“fiume bianco”).
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Le prime testimonianze documentate di Fiumalbo risalgono a più di 1000 anni fa ma le sue origini andrebbero ricercate ben più indietro nei secoli, probabilmente all’epoca in cui il nostro appennino era abitato dalle popolazioni dei Liguri-Friniati. Una particolarità di Fiumalbo sta nel suo dialetto, che si differenzia notevolmente dagli altri dialetti parlati nella zona, costituendo uno dei più interessanti punti di transizione fra il tipo linguistico gallo-italico (emiliano) e quello toscano. Territorio da sempre vocato all’agricoltura e all’allevamento, si dedica oggi soprattutto al turismo. In quest’ottica è stato di recente recuperato l'antico itinerario conosciuto come “Strada Vecchia Fiumalbo-Doccia”. Per secoli questa strada è stata percorsa dai locali pastori per condurre il bestiame ai pascoli. Si narra che in occasione della transumanza i “vergaioni” (proprietari delle greggi più numerose) dall'alto della Strada Vecchia suonassero il corno per radunare le pecore dei pastori più poveri, che disponendo solo di pochi capi non potevano seguirli fino al piano.
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Soltanto in alcuni tratti (quelli a minor pendenza) la Strada Vecchia ricalca perfettamente quella nuova (asfaltata, risalente al 1965), mentre per il resto essa presenta ancora l'antica lastricatura di pietra e degli splendidi muretti a secco. Si incrociano antiche borgate tra le quali Chiusa, Frescarolo, Castagno, Danda e Cà della Rosa fino a raggiungere Doccia. Impossibile non notare lungo tutto il percorso diversi esempi di architettura locale, per lo più splendidamente recuperati, nonché, numerose capanne celtiche dalla tipica facciata a gradoni, di cui alcune restaurate e adibite a moderne abitazioni.
I boschi di faggio fanno spazio alle abetaie ma è facile notare pennellate di colore rosso dovute ai coloratissimi frutti del Sorbo degli Uccellatori. Da Doccia (dove si trova un bell’agriturismo in cui è possibile rifocillarsi) si prosegue in salita sul sentiero Cai 489, sempre circondato da bei muretti a secco, fino a raggiungere una piccola ma splendida capanna celtica con ancora l'originale tetto di paglia; si prosegue in salita passando da “I Muraglioni” e quindi fino al “Campile”, località caratterizzata da una stele votiva (“Cristo dell'Alpe”) e un piccolo basamento in sasso raffigurante una marcolfa.
Poi, si va avanti in falsopiano attraversando diversi ruscelli fino ad una grande spianata denominata “Il Piano” da dove sulla destra si vede la nostra meta: il monte Lagoni. Il bosco lascia spazio ai vaccinieti e il sentiero si inerpica fino ad incrociare il crinale che unisce il Cimone con il Libro Aperto. Ancora un piccolo sforzo lungo l'ampia dorsale e si raggiunge infine la vetta del Monte Lagoni (mt 1962). Da qui il panorama è fantastico: verso nord il vicinissimo monte Cimone, verso est il Corno alle Scale e lo Spigolino e verso ovest l'Abetone, il monte Gomito, i monti Giovo e Rondinaio e infine, più lontano, il Cusna.
Andrea Baschieri
Lorenzo Guerrieri
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