Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Fabrizio Bosso: «Modena vista da me: colta e appassionata»

Fabrizio Bosso
Fabrizio Bosso: «Modena vista da me: colta e appassionata»

 Ho molti ricordi piacevoli legati a Modena dove, è banale dirlo, si mangia molto bene e ci si diverte. Il pubblico è appassionato ma non invadente, e poi è competente. L’ho sempre...

3 MINUTI DI LETTURA





di FABRIZIO BOSSO

MODENA Ho molti ricordi piacevoli legati a Modena dove, è banale dirlo, si mangia molto bene e ci si diverte. Il pubblico è appassionato ma non invadente, e poi è competente. L’ho sempre pensato. Mi piaceva moltissimo suonare al Baluardo della Cittadella, Marco Panini era un organizzatore in gamba. Un paio di volte ho suonato anche nella rassegna dei Giardini di Palazzo Ducale, con un progetto dedicato a Chet Baker e con Sergio Cammariere. Il mio legame però con la città risale a un periodo anche precedente. Oltre a venirmi in mente il notissimo Florida ricordo che suonai per la prima volta in una vecchia osteria, della quale purtroppo non ricordo il nome, nei pressi del centro storico. Altre mie performance modenesi sono state al Caffè Concerto di piazza Grande: sono passati almeno quindici anni da quando ero lì con l'High Five Quintet, e appunto mi è rimasta chiara nella memoria la qualità del pubblico locale: competenza e grande rispetto per i musicisti.

Sono cresciuto con il Jazz. Ho iniziato a suonare la tromba all'età di 5 anni ed è stato facile scegliere lo strumento: mio nonno faceva il musicista e mio padre Giovanni è stato un trombettista per tutta la vita, anche se non ha mai suonato per professione. Sin da piccolissimo ho sempre avuto trombe per regalo, e a cinque anni mi regalarono il primo strumento vero. Ricordo ancora nitidamente il momento, pochi anni dopo, in cui i miei mi accompagnarono al conservatorio di Torino per l’iscrizione: ero piccolo e mio padre mi chiese se fossi proprio certo e io gli dissi sì, anche se allora non sapevo delle difficoltà che avrei incontrato. Momenti difficili ci sono stati, anche di vero e proprio scoramento, come penso sia accaduto a tutti i miei colleghi.

In ogni caso a 15 anni mi diplomai al conservatorio Giuseppe Verdi di Torino poi, da quando nel 1999 vinsi come miglior nuovo talento il Top Jazz, il referendum promosso dalla rivista Musica Jazz, iniziai a ingranare. Nel 2002 uscì il primo disco degli HIGH FIVE, Jazz For More, al quale ne sono seguiti diversi altri a mio nome per etichette prestigiose come la Blue Note e la Verve. Ho una carriera soddisfacente per la quale sono valsi tutti i sacrifici che ho fatto. Tornando ai momenti duri, per sbarcare il lunario per molto tempo ho dovuto suonare nelle orchestre da ballo. Forse mi sono accorto di avercela fatta, di potermi mantenere con la mia amata musica jazz, quando potei smettere di fare quella vita. Si suonava anche 5 ore a sera, benchè fosse un lavoro dignitoso e un’importantissima gavetta, per me era davvero complicato. Non voglio assolutamente parlare male delle orchestre da ballo, quella musica merita attenzione come qualunque altro tipo. Non ho mai disdegnato alcun genere musicale. Adoro le contaminazioni perché prevedono mente aperta. Questo è il motivo per cui, ad esempio, ho partecipato come ospite di alcuni cantanti al Festival di Sanremo. Quello dell’Ariston è un palco complicato per i cantanti, in pochi minuti devono dare il meglio e si giocano tutto. Contribuire alla loro esibizione è sempre stato per me stimolante poichè significa sintetizzare in pochissimo tempo la mia musica. E poi in quelle occasioni sto fermo nello stesso posto per una settimana e… per me è un mezzo miracolo!

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google