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Rapinavano cronografi: condannati in cinque

Rapinavano cronografi: condannati in cinque

Banda degli orologi di lusso: condannati tutti e cinque in Tribunale i napoletani accusati di aver compiuto due colpi a Modena e uno a Parma (questo era già arrivato a sentenza).

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MODENA. Banda degli orologi di lusso: condannati tutti e cinque i napoletani accusati di aver compiuto due colpi a Modena e uno a Parma (questo era già arrivato a sentenza). Ieri mattina il giudice Andrea Romito ha letto la sentenza la termine del processo con rito abbreviato (comprendente quindi lo sconto di un terzo della pena): tre anni di carcere per Paolo Di Martino (difeso dall’avvocato Alberto Boni), il basista del gruppo che gestiva i colpi da Reggio; un anno e sei mesi a Diego Cinque e un anno a Salvatore Longobardi (difesi dagli avvocati Luca Lugari e Helmut Bartolini), pena più lieve perché in realtà in continuazione con la pena per la rapina di Parma; quattro anni di carcere sia a Gianluca Di Martino che per Marco Liguori, ritenuti gli autori dell’ultimo colpo di Modena. Si chiude così l’ “avventura emiliana” di una banda di napoletani in trasferta dedita alle rapine e allo spaccio di droga, pendolari del colpo mirato a impossessarsi di orologi costosi.

Secondo la ricostruzione delle Squadre mobili di Modena e Reggio Emilia, era Paolo Di Martino a gestire i colpi da Reggio. Nel suo covo in via Flavio Gioia a Santa Croce gli agenti arriveranno proprio il 24 ottobre 2013 poco dopo un colpo in via Stelvio, laterale di via Emilia Est, alla periferia di Modena. La casa è intestata a una donna che tiene in cortile un furgone Avis con le scritte cancellate. C’è un foglietto con le caratteristiche dell’orologio appena rapinato; in un borsello gli agenti trovano una pistola calibro 7,65. È l’arma usata per via Stelvio. Qui vengono arrestati tre dei cinque membri della banda. Vicino alla casa vengono trovati gli scooter per il colpo di Modena. Il secondo covo salta fuori poco dopo: è in via Bartolomeo Spani a Reggio. A questo punto il cerchio si è chiuso.

I cinque sono gli uomini che hanno inizialmente rapinato un modenese in largo Garibaldi un Rolex da diecimila euro puntandogli la pistola alla tempie. Era il 10 ottobre. Lo stesso giorno a Parma avevano fatto il bis con una rapina di un Audemars Piguet, poi trovato nel secondo covo. Infine il 23, il giorno “nero” per la banda, quello dell’ultimo colpo, in via Stelvio il commando in scooter affianca un’auto. Due giovani con il casco ma senza visiera cercando di sfilare un Hublot da 6mila euro a un guidatore. Il bandito tira ma non ci riesce, punta la pistola. Afferra l’orologio mentre il complice si fa dare la borsetta dalla donna accanto al conducente. La vittima chiede telefonino e patente, ma il bandito scherza sulla patente: «Gliela mando per posta, tranquilla», le dice. Ma l’allarme è rapido e la polizia è pronta. Scattano intercettazioni telefoniche su una rosa di sospetti che portano sulla pista buona: la via per Reggio. Il riconoscimento dei due giovani rapinatori chiude le indagini.

Carlo Gregori

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