Ambrosoli: «Il coraggio è dire no anche nelle scelte quotidiane»
«Ho scritto questo libro per rispondere a tutti coloro che mi dicono che gente come mio padre non ne esiste più. E che nell’Italia di oggi, affollata di professionisti che voltano la testa la...
«Ho scritto questo libro per rispondere a tutti coloro che mi dicono che gente come mio padre non ne esiste più. E che nell’Italia di oggi, affollata di professionisti che voltano la testa la testa dall’altra parte, ci sono tante bravissime persone che fanno il loro dovere, dimostrando che il coraggio è fatto anche di piccoli gesti».
Con semplicità l’avvocato Umberto Ambrosoli ha illustrato ieri alla libreria Ubik le ragioni che lo hanno portato a raccontare le tante storie di eroi sconosciuti in “Coraggio” (Il Mulino, 12 euro). Così fu chiamato suo padre Giorgio, prima che nel luglio del ’79 lo uccidessero sotto casa a Milano. Il figlio non si è sottratto ai paragoni con il padre ma giusto quel tanto che bastava per tornare ogni volta agli esempi della normalità quotidiana di chi fa il sindaco o l’imprenditore vivendo sotto scorta nelle terre della ’ndrangheta. Sollecitato dalle domande del direttore della Gazzetta di Modena, Enrico Grazioli, l’avvocato Ambrosoli ha spiegato com’è diventato una sorta di cronista dei “coraggiosi”, persone che diventano personaggi lontani dai luoghi dove vivono;oltre ai rischi dei delinquenti devono fare i conti con regole obsolete, difficoltà di mercato, banche che chiudono i fondi e applicano tassi da usurai.
«Se non impariamo ad apprezzare l’impegno di queste persone, le difficoltà che affrontano, non riusciamo a capire la loro fatica - ha sottolineato l’autore - Agli altri che chiedono “Chi te lo fa fare?” replicano “Non posso fare altro perché non ce la faccio a rassegnarmi”. Non mettono al primo posto il loro interesse ma si mettono al servizio degli altri in una dimensione pubblica dell’esistenza».
Un altro esempio? L’imprenditore al lavoro sotto scorta nella piana di Gioia Tauro, con una jeep dell’esercito che sorveglia il capannone forato dai proiettili e i soldati in divisa che fanno la ronda giorno e notte.
Sono tanti i casi raccolti in giro per l’Italia, quasi tutti al Sud.
«Sin dalle scuole - lo ha stuzzicato Grazioli - ci tormenta quella definizione del coraggio messa da Manzoni in bocca a don Abbondio nei Promessi Sposi. “Il coraggio - dice il prete - uno non se lo può dare”. Come mai di gente del Nord che si oppone ce n’è così poca?»
«Nel libro nessuna scelta deliberata ma la constatazione di fatto- replica - Nel Mezzogiorno la gente ha imparato a opporsi, accetta di pagare un prezzo».
Esattamente quarantun’anni fa, il 25 febbraio 1975, Giorgio Ambrosoli scriveva alla moglie Anna una lettera, oggi letta nelle scuole, in cui spiegava le ragioni del suo impegno per lo Stato.
Scovando le ruberie di Sindona nella sua banca, da lui usata per gli affari sporchi, Ambrosoli voleva servire lo Stato, a qualsiasi prezzo. «Non posso insegnare ai miei figli - disse a un amico pochi giorni prima di essere freddato - di non fare ciò che è giusto per paura. Non è bene».
Saverio Cioce
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