Daniele Bononcini: «I cori del Duomo di Modena magia in musica iniziata nel Mille»
L’organista maestro della Cappella Musicale: «A Modena un patrimonio che non ha eguali»
MODENA. «Ai ragazzi dico sempre che la Cappella Musicale del Duomo è di loro proprietà. Un patrimonio di cui devono essere fieri». Non fa una piega maestro. Come si può infatti restare indifferenti, senza gonfiare il petto colmi di orgoglio, quando si è in ostaggio di note e voci sublimi capaci di mutare in burro fuso persino i cuori di pietra? Forse non tutti sanno che la Cappella musicale all'ombra della Ghirlandina è la più antica d'Europa. Tanto che la figura del cantor esisteva già prima dell'anno Mille. È però dopo il rientro a Roma dei papi esuli ad Avignone (1377) che la diocesi di Modena, tra le più sensibili agli input petrini, codifica la propria struttura musicale. A partire dal 1453 quarantatré organisti titolari e quarantanove maestri di cappella (tra cui Orazio Vecchi) si passano il testimone.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.13002693:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2016/02/24/news/i-numi-della-musica-sacra-1.13002693]]
Oggi il tempio liturgico nostrano è sublime emblema di un percorso che in Italia non ha emuli. Merito dell'organista in carica dal 1996, al secolo Daniele Bononcini. Maestro di cappella dal 2001 - «per motivi logistici ho chiesto di ricoprire entrambi i ruoli» - da vent'anni Bononcini suda sette camicie per fare della musica sacra una consuetudine. «Qualcosa di familiare frutto di un lavoro quotidiano finalizzato al culto e non all'evento spettacolare. Un coro cresce infatti nel tempo ed è incompatibile con il mordi e fuggi».
Seppur consapevole del proprio valore il maestro è però poco incline alla vanità e restio a reclamare l'elogio esclusivo. Ciò non toglie che sia un outsider, un talento precoce e illuminato. Classe 1973, a soli quindici anni fonda il suo primo coro nella parrocchia di Baggiovara. Ma il suo orecchio ha imboccato la strada dell'assoluto molto tempo prima. «Mio padre suonava l'organo in chiesa. Io a tre anni già ne subivo il fascino e a sette ho insistito perché mi portasse ad un concerto in San Carlo. Ricordo ancora le sedie scomodissime e… sì, lo confesso… ricordo anche che ad un certo punto ho ceduto al sonno e mi sono addormentato. Papà non era un professionista, piuttosto un appassionato. Spesso suonava in occasione dei matrimoni e in casa la filodiffusione era sempre accesa».
Ed ecco che una volta ventenne, in procinto cioè di indossare i panni di maestro, l'intraprendente organista - che dal 2013 è anche direttore dell'Istituto Diocesano di Musica Sacra di Modena - inizia un pellegrinaggio oltreconfine. Pietre miliari del lungo tragitto? Le cattedrali europee e statunitensi. «Volevo capire come erano organizzate dal punto di vista musicale le più importanti cattedrali del nord Europa. Westminster a Londra, Notre Dame a Parigi, Santa Edvige a Berlino… Quindi il mio cammino mi ha portato negli Stati Uniti, in primis nella cattedrale di Saint Louise a New York. Mi sono reso conto che ognuno di questi luoghi magnifici vantava una struttura molto solida e funzionale. Una nuova consapevolezza di cui ho fatto tesoro per poi metterla a frutto una volta rientrato in Italia».
Grazie al sostegno di Monsignor Rino Annovi, per 35 anni parroco del Duomo nonché Arciprete del Capitolo scomparso nel 2011 e portato in palmo di mano dallo stesso Bononcini, oggi la Cappella della nostra città, isola felice in un paese non sempre all'altezza della sua storia, vive un momento magico di grande splendore. Sono infatti quattro i cori attivi (Schola Gregoriana, Schola Polifonica, Juvenes Cantore e Pueri Cantores) e oltre trecento le messe proposte ogni anno accompagnate da note idilliache. Di queste una sessantina sono in latino con canto gregoriano, circa venticinque in polifonia con l'esecuzione di messe d'autore. Inoltre grazie ad una stagione concertistica di altissimo livello la Cappella guidata con lungimiranza da Bononcini è punto di riferimento per i più noti organisti del mondo.
«Monsignor Alberto Turco, tra i più illustri esperti di canto gregoriano e docente al Pontificio istituto di musica sacra di Roma, ci ha paragonato alle antiche comunità basilicali - racconta lusingato il maestro - La nostra cattedrale è infatti viva». Viva anche perché piccolo paradiso di voci bianche. Del resto che i bambini mostrino istintivo afflato nei confronti della musica è dato di fatto per la maggior parte delle mamme. Ma vale anche per le note celestiali? «Veni, creátor spíritus, mentes tuórum vísita, imple supérna grátia, quæ tu creásti péctora…È l'incipit di Veni Creator, inno liturgico la cui versione più gettonata è quella gregoriana. Con l'obiettivo di far conoscere ai bambini delle elementari e delle medie i diversi volti della musica sacra, nel 1999 ho iniziato a collaborare con le scuole» spiega il nostro ospite.
Per poi aggiungere: «Quando in classe ho suonato Veni Creator i volti dei giovanissimi alunni sembravano trasfigurati. Ma è meraviglioso! Ecco ciò che mi hanno detto. Per non parlare dell'entusiasmo con cui poi, per oltre due ore, hanno cantato in tedesco, una lingua per loro sconosciuta. Un simile trasporto può sembrare incredibile ma solo perché si tende a negare l'evidenza. E cioè che i bambini, guidati dall'istinto, riconoscono subito il bello. Basta offrire loro un'opportunità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

