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Il Lambrusco è salvo: Ue verso la rinuncia alla liberalizzazione

Il Lambrusco è salvo: Ue verso la rinuncia alla liberalizzazione

Il nome del vino resta legato al suo territorio di origine L’assessore regionale Caselli: Non abbassare la guardia»

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MODENA «Il lambrusco è salvo», «Sventato uno scippo da almeno 3 miliardi di euro», oppure «Non vedremo il Lambrusco spagnolo nei negozi»: sono alcuni dei primi commenti alla notizia arrivata ieri da Bruxelles con il dietrofront dell’Unione europea sulla minacciata liberalizzazione dei vini. L’Ue voleva introdurre il meccanismo che avrebbe sganciato il nome di un vino dal suo territorio di origine.

Coldiretti ha subito sottolineato che «valgono almeno 3 miliardi i vini made in Italy identificati da denominazioni che rischiavano di essere scippate all'Italia se fosse stato consentito anche ai vini stranieri di riportare in etichetta nomi quali Aglianico, Barbera, Brachetto, Cortese, Fiano, Lambrusco, Greco, Nebbiolo, Picolit, Primitivo, Rossese, Sangiovese, Teroldego o Verdicchio solo per fare alcuni esempi».

L’annuncio è stato dato da Paolo De Castro della Commissione agricoltura e sviluppo rurale dell'europarlamento: «La determinazione dei rappresentanti italiani al Parlamento e al Consiglio Ue inizia a dare i primi positivi risultati», ha detto De Castro. Cos'è successo?

«Il direttore generale Joost Korte, a seguito delle nostre osservazioni, ha dichiarato che proporrà al commissario per l'agricoltura Ue Phil Hogan il ritiro dell'atto delegato sul vino - aggiunge De Castro - e se questo avverrà sarà un importante successo per i nostri produttori, a conferma che il mantenimento dello status quo per la tutela dei vini identitari è l'unica via da perseguire senza modifiche che, in nome di una fantomatica semplificazione, rischierebbero di creare danni irreparabili».

Esulta anche Simona Caselli, assessore regionale all’agricoltura: «La novità è di grande importanza - dichiara l’assessore - La mobilitazione congiunta delle istituzioni e del mondo produttivo contro la proposta di liberalizzazione dei vitigni autoctoni sta dando i suoi frutti. L'importante ora è non abbassare la guardia. Salvaguardare la tipicità di vini come il Lambrusco, che hanno un stretto rapporto con il territorio, significa difendere un'intera agricoltura che proprio nella tipicità e nella qualità delle produzioni ha un suo asset fondamentale. Su questo fronte il nostro impegno come Regione continuerà». L'europarlamentare modenese Cecile Kyenge sprona a cogliere «l'opportunità di mettere a valore l'energia sprigionata da questa mobilitazione per passare dalla fase difensiva a quella della proposta: l'idea è di dare vita a un distretto, a un cluster produttivo del Lambrusco».

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