In cinquecento per respingere i gender
Folla per il vescovo Castellucci e il prof Gandolfini: «La natura contempla uomo e donna, abominevole volerla distruggere»
Cinquecento persone, aula magna del polo scolastico gremita e tanta gente in piedi, per la conferenza organizzata dal vicariato e da numerose associazioni cattoliche cittadine e dedicata al tema del “gender”.
“Maschio e femmina li creò. Il gender, evoluzione o involuzione?”, il titolo dell’incontro con due ospiti d’eccezione, il vescovo di Modena monsignor Erio Castellucci e Massimo Gandolfini, neurologo e bioetico, fra i principali organizzatori del family day di Roma.
In platea, tre file di religiosi e poi tanta parte nota del mondo cattolico sassolese. Ma c’erano anche il senatore Carlo Giovanardi, il vicesindaco Maria Savigni, diversi consiglieri comunali. L’obiettivo era confutare la cosiddetta teoria gender sia dal punto di vista scientifico (Gandolfini) che da quello teologico (vescovo).
Il compito di infiammare la folla e raccogliere gli applausi se lo è accollato Gandolfini.
Convitata di pietra della serata era la legge Cirinnà, anche se il tema era affrontato in generale: «Una legge – ha detto il professore – che trova profondo radicamento nell’ideologia gender e che se passerà provocherà guasti inimmaginabili. La tattica della teoria gender del resto è da sempre quella di mascherarsi, rivestendosi di valori giusti quali la lotta alle discriminazioni, la libertà di scelta, il rifiuto della violenza. Accade in parlamento come nelle scuole. Dietro queste istanze di facciata si fa avanti un’ideologia destrutturante dell’uomo stesso».
Il professore si è impegnato in una lunga illustrazione biologica dell’uomo e della donna per dimostrare che, «a differenza di quello che sostiene il gender, è la natura a determinare queste differenze, a dispetto di chi sostiene che è la cultura, la formazione esterna a influenzare l’individuo e a determinare di che genere si sente».
La conferenza si è infiammata parlando di bambini: «Il bambino vive una relazione strettissima con la madre che ne determina la crescita e la formazione di base. L’idea che basti l’amore per allevare un figlio è sbagliata, il piccolo non ha gli strumenti per elaborarlo. Pensare di affittare un utero per produrre un piccolo e poi consegnarlo a qualcun altro è un abominio. L’utero in affitto costruisce programmaticamente figli orfani».
Monsignor Castellucci si è invece soffermato sulla coppia, «che è già nei primi passi della Genesi. Fin dall’inizio l’uomo è incompleto e necessita di una relazione con la donna. Faccio anche notare che il matrimonio non è una invenzione della chiesa, ma esiste da tempi ben più antichi; inoltre è chiaro che l’uomo e la donna uniti procreano (termine che indica collaborazione) e il fatto che tutti nascano dalla donna stringe ancora di più la relazione. Tutto questo per noi è linguaggio oggettivo, ma oggi assistiamo alla sua destrutturazione culturale. Posso anche aggiungere che la contraccezione ha contribuito a eliminare il fine procreativo e la fecondazione assistita a eliminare quello collaborativo fra uomo e donna».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
