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Modena, incidente “fortuito”: non sarà risarcita

di Carlo Gregori
Modena, incidente “fortuito”: non sarà risarcita

Il guidatore è stato colto da malore mentre era alla guida: al giudice basta per negare le richieste della donna trasportata e che è rimasta gravemente ferita. Unipolsai si è rifiutata di versare il risarcimento. Nella sentenza la vittima del sinistro obbligata a pagare 21mila euro

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MODENA. L’incidente le ha lasciato segni indelebili: chiodi e placche dopo quattro operazioni ortopediche su tutto il fianco destro, disturbi agli organi e una invalidità del 33% secondo la perizia del medico legale. Era la passeggera su un’auto guidata dal figlio dell’anziana che accudiva. Il guidatore ha avuto un malore e l’auto si è schiantata.

Per i gravi postumi ha chiesto 130mila euro di risarcimento all’assicurazione. Ma il giudice non l’ha accolto sostenendo che l’incidente è stato causato da un malore e quindi da un “caso fortuito”. Non solo lei non avrà alcun risarcimento ma deve pagare 21mila euro di spese processuali. Parliamo di Olga, una badante ucraina 50enne che mette assieme 1.100 euro al mese.

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La sentenza del giudice civile di Modena Alberto Rovatti, forse la prima del genere in Italia, riconosce insomma che un attacco di cuore è un evento del tutto imprevedibile e che quindi la passeggera - che ha disperatamente tentato di evitare il peggio percependo il pericolo - non ha diritto a nulla per tutto ciò che ha patito.

CONTROLLARE LA SALUTE DI CHI GUIDA? «Paradossalmente - commenta il suo legale, l’avvocato Davide Ascari, subentrato a un collega dopo la sentenza - dopo questa sentenza quando si sale in auto bisognerà sempre accertarsi delle condizioni di salute del guidatore e valutarle con attenzione. Il giudice ha ritenuto che si trattasse di un “caso fortuito” perché il malore non rientrava tra le possibilità di accadimento. Lo dice il giudice citando la spontanea dichiarazione della badante come se fosse un consulto medico: Olga aveva detto che secondo lei il cuore di Arturo era in buone condizioni... Per questo abbiamo deciso di andare in appello. È una sentenza che crea un pericoloso precedente. Non conosco altri casi del genere nella giurisprudenza italiana. Oltretutto Olga deve pagare una somma per lei elevatissima per le spese processuali. Si può dire: cornuta e mazziata».

SETTE ANNI DOPO. Il caso risale all’aprile 2009 quando la Fiat Stilo guidata da Arturo R., 63 anni, si sta dirigendo lungo la via Emilia Est verso il centro. Arturo sta accompagnando Olga a trovare sua madre: l’ucraina ne è la badante. Ma Arturo ha un malore e Olga, capendo cosa avviene, per evitare di schiantarsi alla rotatoria della tangenziale, sterza, ma non riesce a controllare l’auto a folle velocità: il piede di Arturo, inerte, spinge a tavoletta. Poi lo schianto e l’auto capotta. Per Arturo una lunga degenza seguita dal decesso. Per Olga un calvario.

L'INCIDENTE, GLI INTERVENTI. Mentre parla, Olga trattiene a fatica il pianto. È una donna matura e ha un lavoro duro come quello della badante da 1.100 euro al mese. «Non so come pagare tutti quei soldi che ha chiesto il giudice - spiega - intanto io sto male. Dopo l’incidente ho il braccio e la gamba con i chiodi e le placche. Cosa ho fatto? Perché a me? È ingiusto».

Olga ricorda bene quell’incidente avvenuto ormai sette anni fa. «Conoscevo il signor Arturo da dieci mesi, seguivo sua madre. Eravamo insieme in auto. Quando siamo arrivati alla rotatoria di via Emilia Est, è svenuto. La sua testa è finita contro la mia spalla. Io non ho la patente ma ho capito subito che dovevo fare qualcosa, se no morivamo. Ho slacciato la cintura di sicurezza per prendere il volante. Ma il signor Arturo spingeva l’acceleratore e l’auto andava da pazzi». Olga si è risvegliata all’ospedale di Baggiovara dove è stata sottoposta per due volte a un doppio intervento al fianco destro. Il medico legale ha periziato un’invalidità permamente del 33%. Di qui la sua richiesta di 130mila euro di risarcimento alla Unipolsai, l’assicurazione dell’auto di Arturo.

LA RICHIESTA E IL RIFIUTO. L’assicurazione Unipolsai rifiuta la sua richiesta di 130mila euro di risarcimento e le fa invece una piccola offerta perché sostiene che si è trattato di un “caso fortuito”, espressione giuridica che indica eventi imprevedibili in un certo senso “residuali” rispetto a quelli della “forza maggiore”, di solito elencati nelle polizze. Pare che nessun giudice riconosca il caso fortuito in un malore, tranne che a Modena.

Spiega l’avvocato Davide Ascari: «Nella sentenza che nega il risarcimento a Olga il giudice Rovatti sostiene che “il malore del guidatore integra il caso fortuito salvo che non sia ricollegabile a uno stato patologico preesistente o permanente”. E siccome a domanda Olga ha risposto che non le pareva che Arturo soffrisse di cuore, ecco che un infarto diventa un caso fortuito che produce un incidente. Posso capire la tesi dell’assicurazione ma bisogna riflettere sulle gravi conseguenze che avrà la sentenza per ognuno di noi ogni volta che saliremo su un’auto...»

 

 

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