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Quando allenamento è servizio per gli altri grazie a Portobello

Quando allenamento è servizio per gli altri grazie a Portobello

Le squadre della società Monari hanno dedicato tempo come volontari al supermarket della solidarietà

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«Anche con un piccolo contributo possiamo dare una mano». È la lezione appresa da una ventina di giovani atleti. Hanno un’età media di tredici anni e seguono i corsi della scuola calcio presso l’Unione Sportiva Monari. Una società con cui, la scorsa settimana, hanno varcato per la prima volta i cancelli di Portobello nell’ambito di un progetto pilota voluta da Csi, Centro Sportivo Italiano di Modena, e messo in piedi da Csi Modena Volontariato attraverso la rete Portobello.

Nell’emporio solidale di via Divisione Acqui non c’erano i clienti. Tuttavia, i giovani (classe 2002) hanno dato ugualmente il loro contributo. Nella prima visita hanno sistemato generi alimentari e scatole negli scaffali; nella seconda hanno suddiviso i prodotti. L’esperienza solidale è stata preceduta dalla formazione.

«Per noi è stata un’esperienza nuova - ha esordito soddisfatto Andrea Bertarini, allenatore e responsabile delle attività di base - e l’abbiamo accettata molto volentieri. Prima di andare a Portobello abbiamo fatto un incontro preliminare con i ragazzi. Avevamo bisogno di sensibilizzarli sui problemi del presente. Li ho visti interessati, hanno fatto tante domande. Hanno imparato che, anche attraverso un piccolo intervento di semplice volontariato, si può dare un contributo per far funzionare la struttura».

Ripassati gli schemi, è stato il momento di scendere in campo. Stavolta non c’era una lavagna con la strategia né era necessario studiare l’avversario; i ragazzi dovevano sì dare il loro meglio. Tuttavia, il risultato che avrebbero ottenuto sarebbe stato ben più di un successo sportivo. Sarebbe stata una lezione per il futuro. «Più che le domande poste dai ragazzi all’emporio - ha ripreso l’allenatore - mi è rimasta in mente una riflessione fatta da loro. Hanno capito che tante donazioni, seppur piccole, possono essere veramente d’aiuto per tanti quando si accumulano». Qualcuno dei ragazzi ha poi seguito la vocazione del capitano: essere un esempio per i compagni. «C’era un’operatrice di Portobello che ha avuto modo di spiegare la colletta alimentare - ha ricordato Bertarini - e qualcuno ha risposto di conoscerla. A quel punto alcuni dei nostri giovani che la conoscono hanno iniziato a spiegare come funziona anche agli altri». L’idea può essere costruire una catena di solidarietà. Basta una piccola pallina di neve lanciata da un giovane per creare un effetto valanga d’informazioni. Era vero nell’epoca del passaparola, lo è ancora di più oggi nell’era delle reti sociali. Dalla società si dicono pronti a replicare l’esperienza. Quest’anno vi hanno preso parte atleti dell’Under 14, categoria in cui la società si è laureata campione d’Italia nel 2014. «L’anno prossimo la riproporremo - ha anticipato l’allenatore, in visita con il collega Andrea Ivassich - anche ad annate diverse». C’è la possibilità che i ragazzi diano una mano negli orari di apertura al pubblico? «Alcune nostre realtà usufruiscono della Caritas parrocchiale - ha ripreso Bertarini - vogliamo evitare il rischio di metterli in imbarazzo. Soprattutto per i più giovani potrebbero esserci reazioni non positive». Presso i campi della Monari si allenano circa quattrocento atleti, tra calcio e pallavolo. Il desiderio è di coinvolgerli sempre di più, allargando il campo ad altre società. «È un’esperienza che consiglierei loro - ha concluso il responsabile dell’attività di base - soprattutto alla fascia dei ragazzi. Spesso, se non hanno modo di vivere di persona un’esperienza, non riescono a conoscerla. Rimangono così in una realtà fatta di gioco e amici; partecipando, invece, possono stimolare anche l’attenzione verso gli altri. Lo sport è fondamentalmente aggregazione. Finalizzandola all’aiuto, si crea un senso di giustizia e di redistribuzione agli altri».

Gabriele Farina

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