“Roma”, la vendita divide: «E gli imprenditori locali?»
Le perplessità dei cittadini: «Strano che nessun carpigiano si sia fatto avanti» Il titolare del “Dorando”: «Ok alla multiculturalità, fa bene alla concorrenza»
CARPI. «Hanno fatto bene a vendere, gli affari sono affari».
«Detto senza pregiudizi verso baristi di altre nazionalità, sarebbe stato davvero bello mantenere un’identità carpigiana al locale».
Sulla notizia data ieri in anteprima dalla Gazzetta a proposito della vendita del bar Roma a imprenditori cinesi, la città sembra dividersi. Da una parte c’è chi ritiene che in fondo si tratta solo di un’attività commerciale e che non ha senso stupirsi se è stata venduta al miglior offerente, anche se di nazionalità cinese. Dall’altra troviamo chi sostiene, premettendo di non avere nulla contro gli esercenti con gli occhi a mandorla, che è strano e preoccupante che nessun imprenditore o nuova società di ragazzi di Carpi abbia pensato a rilevare il bar storico di piazza Martiri.
«Per me - dice Rita Frigieri, negoziante di piazza Martiri - non è importante la nazionalità di chi è dietro il bancone. Per me è importante che il locale sia pulito, gestito bene, con stile: in fondo parliamo del bar più antico della città».
«Dovranno essere molto bravi i nuovi gestori - dice Giovanni Giardi, imprenditore e frequentatore, fin da ragazzo, del bar - . Il punto è che in Italia questo tipo di locali svolge anche una funzione sociale e di relazioni: anche la battuta in dialetto detta dal barista è importante».
«La gente - dice poi Ivano Lugli, pensionato - tende a criticare gli stranieri, ma poi quando si fanno affari con loro le questioni etniche passano in secondo piano». «Cerchiamo di essere concreti - aggiunge Pier Luigi Debbia, pensionato - è solo un bar che ha cambiato gestione. Se la titolare voleva vendere, che diritto abbiamo noi di criticarla?».
«Sarà - dice Sergio Valentini - ma al bar Roma avrei preferito una gestione genuinamente carpigiana». «Complimenti ai cinesi - commenta Oscar Sacchi, imprenditore e disegnatore - che oltre al bar hanno acquistato un marchio importante per Carpi».
«La cosa che più mi stupisce - dice Fernanda Severi, pensionata - è che per un bar così importante in vendita, non si siano fatti avanti imprenditori locali o società di ragazzi giovani con voglia di fare e innovare. Dov’è finita la voglia di intraprendere in città? A quanto pare sono più dinamici e desiderosi di lavorare i cinesi».
Aperto alla multiculturalità il titolare del bar Dorando, un altro bar storico della Piazza. «Ben vengano i cinesi - dice Hussein Hawila, gestore di esercizi pubblici da oltre 30 anni - se grazie a loro si accende la competizione a far meglio. Io a Carpi ho gestito tanti bar e ristoranti e ho sempre cercato di imparare dai migliori di me. Il nostro lavoro è complesso e difficile e di conseguenza bisogna sempre trovare stimoli. La concorrenza svolge questa funzione essenziale: sarebbe assurdo pensare fare del protezionismo. D’altra parte in corso Fanti i negozi di cinesi sono tantissimi...».
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