Cardiologia, sei assolti per le sperimentazioni a Modena
Modena. Sono innocenti due cardiologhe e quattro specializzande accusate da tre anni di aver provato ad aggiustare dati ed esiti di una ricerca abusiva sotto indagine
MODENA Tutti assolti “perché il fatto non sussiste”. Ci sono voluti tre anni e mezzo di indagini dei Nas di Parma e degli esperti informatici della Procura distrettuale di Bologna, per capire che un discorso ascoltato al Policlinico non riguardava un tentativo di manipolare i dati di una ricerca sperimentale di Cardiologia, dopo la maxi retata di arresti dei cardiologi, bensì un semplice inserimento di dati di normali cartelle cliniche che non poteva incidere sulla sostanza e soprattutto non intaccava la ricerca sottoposta a indagini. Nell’udienza preliminare a Bologna, imputati davanti giudice Ziroldi erano due cardiologi strutturati in servizio al Policlinico nel giorni delle prime indagini - novembre 2012 - e quattro specializzandi di Cardiologia. Per tutti, la sentenza del giudice è stata una liberazione con una nota amara: tutti gli specializzando hanno perso il lavoro.
IL CASO La vicenda non era mai emersa perché era stata gestita dal pool dei reati informatici di Bologna. Il pm Antonio Gustapane aveva infatti ricevuto da Modena una segnalazione-denuncia su un fatto risalente al 23 novembre 2012. Siamo nei giorni successivi alla retata dei Nas di Parma coordinata dal pm Marco Niccolini della Procura di Modena. I riflettori sono accesi sullo staff della professoressa Maria Grazia Modena e in particolare sul dottor Massimo Sangiorgi e i suoi collaboratori, tutti accusati di aver praticato ricerche sperimentali abusive finanziate da case biomedicali produttrici di stent e altri apparecchi per poi pubblicizzarli occultamente in studi su riviste scientifiche in cambio di denaro versato a onlus costituite apposta. Una cardiologa al Policlinico sente due specializzande parlare della moglie di uno dei cardiologi arrestati, anche lei nella stessa specialità. Dicono di voler aggiustare i dati riguardanti la sperimentazione, la “Bionic”, condotta da questa dottoressa. La “Bionic” è però una delle sperimentazioni sotto indagine perché risulta priva di autorizzazioni dal Comitato etico. La specializzanda ne parla con una cardiologa che riferisce tutto alla Direzione generale e arriva una segnalazione ai Nas. Viene così informata la Distrettuale di Bologna e il pm Gustapane apre una indagine.
LA DIFESA Gli accertamenti procedono sottotraccia. Le accuse sono pesanti: acceso abusivo al sistema informativo e contraffazione di cartelle cliniche. Il pm chiede misure cautelari per le due dottoresse e le quattro specializzande coinvolte. Chiede anche la misura d’interdizione professionale. Ma il gip non le accorda. I difensori - avvocati Cosimo Zaccaria, Pier Francesco Rossi e Marco Ferraresi, iniziato una strada in salita. E solo ieri, dopo tre anni e mezzo, davanti al giudice hanno potuto spiegare che non era affatto possibile manomettere i dati e i risultati della sperimentazione “Bionic” perché quei medici avevano solo immesso dati normali di cartelle cliniche di pazienti; cartelle che non avevano alcun collegamento informatico con la sperimentazione sotto indagine. Quindi non potevano alterare né i dati né l’esito della sperimentazione in favore di questo o quel medico, come riteneva l’accusa. Non solo; alcune delle specializzande non erano presenti nei giorni in cui avrebbero commesso gli illeciti.
Sempre ieri a Modena si è poi tenuta un’udienza del maxi-processo di Cardiologia. I giudici hanno deciso di mantenere il processo a Modena e non spostarlo a Bologna, come chiesto da alcuni difensori nelle loro richieste di eccezione sulla territorialità.
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