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Convivenze, spiragli ma problemi aperti con il Concordato

«Sulle questioni che riguardano la sfera politica e le decisioni del Parlamento non voglio entrare. Resto convinto che la famiglia con un padre e una madre siano fondamentali per la cura dei figli:...

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«Sulle questioni che riguardano la sfera politica e le decisioni del Parlamento non voglio entrare. Resto convinto che la famiglia con un padre e una madre siano fondamentali per la cura dei figli: sono loro il soggetto debole da tutelare».

Così il vescovo Castellucci ha risposto, al margine della cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario, a chi gli chiedeva un’opinione sulla legge in discussione nelle stesse ore a proposito di unioni civili e adozioni tra le coppie gay.

Ma la situazione è in continua evoluzione. Persino i vescovi italiani nel loro sinodo, con maggioranze superiori ai due terzi, accettano di discutere di convivenze e matrimoni civili come tappe di maturazione verso il matrimonio cristiano, la nuova procedura sugli annullamenti rischia di impattare sul Concordato.

In ballo c’è la cosiddetta conversione delle sentenze ecclesiastiche, decise da religiosi e su principi religiosi, che vengono accettate tali e quali solo in Italia. La delibazione, cioè la conversione delle scelte dei Tribunali Ecclesiastici, viene poi registrata da quelli civili.

«Ci sono questioni che restano aperte e che meritano il massimo dell’attenzione - riassume Gian Carlo Moscattini, avvocatessa fioranese specializzata in divorzi e separazioni in ambito cattolico - Se nei tribunali ecclesiastici vengono mantenute le procedure di garanzie per tutti, con avvocati e procedure scandite dai codici, l’Italia accetta le sentenze così come quelle di altri Stati stranieri, quando gli accordi internazionali lo prevedono. Ma se decide solo il vescovo con una sua sentenza, per sua scelta? La magistratura italiana accetterà la procedura? È un problema aperto. Bene hanno fatto i vescovi emiliani a mantenere le procedure esistenti. (s.c.)

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