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Il tesoretto di Casa Serena: soldi e immobili in eredità

di Alfonso Scibona
Il tesoretto di Casa Serena: soldi e immobili in eredità

Donazione di una donna da 34mila euro alla struttura comunale per anziani C’è chi in passato lasciò milioni. Ricostruiamo la storia dei lasciti alla struttura

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L’eredità di E.Z., la donna che nelle scorse settimane ha lasciato circa 34 mila euro a Casa Serena, la struttura comunale per anziani (e quindi al Comune di Sassuolo) non è una eccezione assoluta, anche se negli anni a venire questo genere di donazioni diventeranno sicuramente più rare, fino a scomparire. Il motivo? Una volta si arrivava a Casa Serena in età abbastanza avanzata e uno dei motivi principali era la solitudine quasi assoluta, la mancanza di parenti prossimi, il desiderio di cure e compagnia. Questo avveniva anche per coloro che avevano accumulato tesori in soldi, buoni postali e immobili per centinaia e centinaia di milioni di vecchie lire. Se andiamo indietro solo di una ventina d’anni ci si ricorda di un’anziana originaria della Sicilia che era arrivata a Casa Serena da tempo. Pur avendo una sorella, Silvia Rotolino, aveva lasciato tutto alla Casa della carità di Sassuolo. Il particolare salì agli onori della cronaca perché non potendo riscuotere la somma (le suore non accettavano contanti) di parecchie decine di milioni, tutto venne affidato alla curia diocesana di Reggio Emilia, che li amministrò fino al raggiungimento di circa 100 milioni, poi devoluti in forme varie alla struttura sassolese. Scalpore qualche anno addietro per la cosiddetta “eredità Lolli”, un lascito della defunta Lilia Lolli, che aveva deciso di lasciare “una quota pro indiviso di un quarto su un complesso immobiliare sito in Milano, via Ludovico d’Aragona e via Pordenone 32, censito in categoria D/1 dalla rendita catastale di euro 40.251,36, utilizzato da alcuni conduttori come uffici e laboratori; due appartamenti censiti in categoria A/2 utilizzati per abitazione dai comproprietari ed una autorimessa della superficie di 60 metri quadrati nell’interrato; liquidità, titoli e crediti per circa euro 150mila, al netto delle passività; gioielli familiari, inventariati al momento dell’assunzione della tutela, complessivamente di modesto valore”.

Al di là del “modesto valore dei gioielli, il valore complessivo del lascito era di qualche milione di euro, tanto da far pensare all’allora sindaco Luca Caselli ed all’allora assessore ai servizi sociali Giorgio Barbieri, che era arrivato il tempo per la costruzione della nuova casa di riposo (ipotizzata nei pressi del nuovo ospedale). Ma un ricorso di alcuni cugini e dei figli di questi ultimi portò ad una perizia calligrafica negativa per cui il Comune, lo scorso anno, accettò una transazione di 70 mila euro per evitare strascichi giudiziari. Altri lasciti, negli scorsi decenni, hanno riguardato immobili e denaro, andati alle parrocchie del territorio. Un paio di questi immobili sono andati alla parrocchia di San Giorgio (uno di questi lasciato da Marcellina Paglia, dopo che la sorella aveva rinunciato). Nella storia recente anche qualche lascito, sfuggito per un nonnulla. Come il caso di Augusta Cuoghi, non sposata e con una sorella vedova e senza figli ospite della casa di riposo di Fiorano. Augusta non aveva fatto testamento per cui i suoi averi (circa 150 mila euro in buoni postali) sono andati di diritto alla sorella, morta pochi mesi dopo, con un testamento che lasciava tutto al Comune di Fiorano.

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