Cheli da Zocca, un cittadino speciale tra i magnifici sette: il nostro orgoglio
Il racconto della Gazzetta che ha seguito passo dopo passo: l’attesa, la missione e il ritorno come un vero eroe
MODENA. Un’esperienza unica, irripetibile. Quel 22 febbraio 1996 a Cape Canaveral la Gazzetta c’era, con un inviato ad assistere dal vivo a un momento storico: il primo modenese nello spazio. Fu l’allora direttore Antonio Mascolo a mandarmi negli Stati Uniti per raccontare i giorni della vigilia e il lancio dello Space Shuttle Columbia con a bordo Maurizio Cheli, 36 anni da Zocca. Nonostante siano passati vent’anni, il ricordo di quell’emozionante giornata è ancora intatto.
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IL GIORNO PIÙ LUNGO Giovedì 22 febbraio 1996: la partenza dello Shuttle è fissata per le 15.18, le 21.18 italiane. Da Cocoa Beach arriviamo alla base spaziale di Cape Canaveral alle 8 del mattino, sette ore prima del lancio. Varcato l’ingresso, il primo flash che mi riconsegna la memoria è quello di un alligatore che prende placidamente il sole sul bordo di uno dei canali d’acqua che costellano la base. All’orizzonte si materializza la sagoma di una gigantesca astronave: è l’Apollo 11 che nel 1969 trasportò Armstrong, Aldrin e Collins sulla luna. Tre chilometri più avanti ecco la navetta Columbia sulla rampa di lancio.
IL TOP GUN DI ZOCCA Tra i sette astronauti pronti al lancio Maurizio Cheli - primo italiano ad avere il ruolo di mission specialist durante la missione STS-75 - è il più gettonato tra i giornalisti accorsi a Cocoa Beach. In effetti Cheli, rispetto ai compagni d’avventura, è quello che vanta storia e curriculum più curiosi. Innanzitutto è un top gun, ha un carattere estroverso che lo rende simpatico, è sposato con Marianne Merchez (ex astronauta belga) ed è l’unico a potersi fregiare di “tifosi” personali, una cinquantina in tutto, provenienti da Zocca. Una delegazione capitanata dall’allora sindaco zocchese Aldo Preci, dal presidente della Provincia Graziano Pattuzzi e dal fratello di Cheli, Giampietro. Papà Araldo e mamma Eulalia sono invece rimasti a Zocca, davanti al maxischermo allestito sul sagrato della chiesa.
L’ATTESA La mattina del grande giorno i “magnifici sette” - tra i quali l’altro italiano Umberto Guidoni - si alzano di buon’ora. Dopo la colazione, alle 10 comincia la lunga opera di vestizione: solo per indossare la tuta è necessaria un’ora. Cheli ha il volto tirato per l’emozione ed è l’ultimo a salire a bordo dello Shuttle, non prima di strizzare gli occhi e mostrare un cartello: un cuore con su scritto MC². Tra i giornalisti si scatena la gara all’interpretazione, ma è tutto semplice: M sta per Maurizio e Marianne, C sta per Cheli.
ALTA TENSIONE L’unica a non voler assistere al lancio è la moglie Marianne: “sono in apprensione, speriamo vada tutto per il meglio” - si limita a dire al telefono. Il count down avanza inesorabile, scandito da un maxi cronometro. La giornata è stupenda, temperatura e umidità sono ideali per il decollo. Un leggero venticello scuote l’enorme bandiera americana di fronte alla rampa. Negli ultimi minuti che precedono il lancio su Cape Canaveral cala un silenzio religioso, quasi irreale.
IL COUNTDOWN Il conto alla rovescia si blocca per tre volte, l’ultima a nove minuti dal via. Da Houston fanno sapere che è tutto sotto controllo, anche se la tensione si taglia a fette. Del resto negli occhi di tutti è ancora viva l’immagine dello Shuttle “Challenger” che nel 1986 esplose in volo dopo 73 secondi dal decollo.
CHELI NELLA LEGGENDA L’ultimo minuto prima del decollo lo ricordo come fosse ora. Il Columbia ha ormai terminato di scaldare i motori, con abbondanti fuoriuscite di fumo bianco. Tutti siamo in apnea, da Cape Canaveral fino ai controllori di volo a Houston: meno tre, meno due, meno uno, go!
Il boato causato dai motori dello Shuttle è terrificante e si sovrappone all’entusiasmo e agli applausi della tribuna, gremita da spettatori e vip. Dopo il decollo tutti seguono trepidanti col naso all’insù il tragitto della navicella che scompare tra le nuvole dopo un minuto e 45 secondi. Lo Space Shuttle passa da quota zero e velocità zero a circa 400 chilometri di quota e a 25 volte la velocità del suono. Cheli è già nella leggenda.
IL RITORNO DA EROE Il viaggio tra le stelle dell’astronauta modenese dura 15 giorni, 17 ore, 40 minuti e 22 secondi. Lo Space Shuttle Columbia tocca terra il 9 marzo 1996 alle 7.58 (14.58 ora italiana) sulla pista del Kennedy Space Center di Houston in Texas. Anche quel giorno la Gazzetta è lì ad aspettarlo.
Stefano Aravecchia
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