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Casari si difende da uomo libero

Casari si difende da uomo libero

Concordia. I legali: «Non vuole sfuggire ai processi, Cpl è venuta in Campania chiamata dall’Antimafia»

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CONCORDIA. Non era colpevole quando venne arrestato, prima per l’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia, la corruzione e i fondi neri fatti rientrare dalla Tunisia e poi per i presunti accordi stretti con il clan dei Casalesi per metanizzare l’agro-aversano, e non è innocente adesso, che i vari giudici hanno revocato tutte le misure cautelari a cui era costretto. Ora Roberto Casari, però, si difenderà da uomo libero, potendosi liberamente spostare in tutta Italia anche soltanto per incontrare gli avvocati che lo seguono nei vari processi e analizzare le migliaia di pagine delle ordinanze.

La Cassazione e poi il tribunale del Riesame hanno constatato, relativamente all’arresto per i sospetti legami con i Casalesi, che non vi sia più la possibilità di reiterazione del reato (Casari è in pensione da inizio 2015), di inquinamento delle prove (non ha più rapporti con Cpl) e neppure pericolo di fuga. E a tal proposito il collegio dei suoi legali, rappresentato dall’avvocato Luigi Sena, che lavora con il modenese Massimo Vellani e Luigi Chiappero, vuole fare chiarezza.

Casari, infatti, non intende defilarsi dalle proprie responsabilità. È convinto di dimostrare, davanti ai giudici che dovranno decidere se è colpevole o innocente, la propria estraneità alle accuse, in particolare quelle collegate ai rapporti con i Casalesi. Perché l’ex presidente di Cpl parte da un assunto: nel 1997 iniziò l’attesa metanizzazione dell’agro-aversano su sollecitazione del senatore Lorenzo Diana, segretario della Commissione parlamentare antimafia, ossia un totem contro la criminalità. «Come poteva sapere Casari che Diana, come si dice ora, fosse in collegamento con il Clan? - si domandano i legali - Cpl poteva restarsene a Concordia, non era certo un lavoro nell’agro-aversano che avrebbe spostato gli equilibri economici della cooperativa. Anzi, era una sfida. Casari vuole difendersi per tutelare il suo buon nome e di tutte le persone che hanno lavorato onestamente per Cpl».

Francesco Dondi

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