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Il triste limbo del Kiwi di Piumazzo, depredato e abbandonato

di Giovanni Balugani
Il triste limbo del Kiwi di Piumazzo, depredato e abbandonato

I più grandi della musica hanno suonato nella discoteca simbolo di un’epoca, dove ora regna il degrado, ma tanti non lo hanno dimenticato. Stasera serata amarcord

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CASTELFRANCO. C’era una volta a Piumazzo il Kiwi. Una discoteca, in cui si esibivano i più grandi della musica. Tutto in una frazione di circa 5mila anime, capace di ergersi a fulcro vitale del panorama musicale italiano e non solo. Tutti i più grandi degli anni ’70, ’80 e ’90 sono passati di qua.

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L’unico rimpianto di Gino Giugni è quello di non essere riuscito a far esibire Frank Sinatra nel suo locale. E dire che Giugni aveva preso la sua auto ed aveva viaggiato fino al Principato di Monaco per convincere “The Voice”. L’impresa fallì, ma se quelle mura non hanno potuto vedere il re di Las Vegas, hanno comunque avuto l’onore di ascoltare altri grandissimi: Barry White ad esempio, che proprio a Piumazzo ha tenuto la sua unica data in Italia. O Donna Summer, la regina della disco music. È un po’ come se oggi Lady Gaga si esibisse dalle nostre parti. Impensabile.

E poi tanti altri: Amalia Rodrigues (regina del Fado), Julio Iglesias, Johnny Hallyday, i Rockets, i Pooh, Lucio Dalla, i Nomadi, la Pfm, Fabrizio De Andrè, Antonello Venditti e Vasco Rossi. E i film che Adriano Celentano girò proprio al Kiwi.

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Erano le serate di punta del locale, che nella sua normale attività era una discoteca. Moderna, funzionale e in grado di raccogliere numeri impressionanti. In certe serate c’erano anche 4mila persone ad affollarlo. Era senza ombra di dubbio il punto di riferimento della movida modenese. Non c’era confronto con le altre discoteche del territorio.

IL FONDATORE. Tutto è nato nel 1970, da un’idea di Giugni e alcuni soci. Costruire una discoteca nella campagna di Piumazzo, punto isolato e appositamente scelto affinché non fosse di disturbo a nessuno. Il progetto inizialmente prevedeva una gestione condivisa, ognuno dei soci si sarebbe occupato della discoteca per un anno, alternandosi l’un l’altro.

Ma Giugni, già dopo poco, prese in mano tutto, trasformando un’idea in un elemento imprescindibile della sua vita. A quella discoteca ha dedicato tutto il suo tempo, come si fa con i figli, superando anche due incendi, occupandosi giorno e notte di ogni minimo particolare. Prima dell’apertura non sarebbe stato anomalo trovarlo in giro per il locale a togliere le ragnatele da qualche angolo della discoetca. Perché tutto doveva essere perfetto.

Ora Giugni ha 80 anni. E dal maggio del 2011 non ha più messo piede al Kiwi, perché vederlo in quello stato sarebbe un colpo al cuore.

Da quel momento è iniziato il declino, lento e inesorabile. Un casermone, che non ha più nulla da offrire se non ai malintenzionati, che negli anni lo hanno usato come magazzino da depredare a piacimento: i cavi di rame o i divanetti, qualunque cosa. L’interno solo macerie, una discarica.

IL RICORDO DEL DJ. «Quando sono entrato mi ha preso una fitta al cuore - dice Massimo Gavioli, storico dj -. Qui è dove mi sono potuto fare un nome a livello professionale, ma le soddisfazioni più grandi erano quelle derivanti dall’amore che la gente aveva per il Kiwi. C’erano persone che si conoscevano qui, si sposavano e il giorno del matrimonio lo chiudevano al Kiwi. Perché era diventato un luogo amato da tutti ed anche ora, a distanza di anni, tante persone me ne parlano con affetto». Massimo tiene alto il nome del Kiwi. Ha aperto su facebook una pagina (Kiwi Cathedral) di amarcord, dove tanti affezionati si commuovono guardando le foto storiche. E per rivivere quei momenti anche solo per una sera, Massimo ha organizzato per stasera una festa revival. Si terrà allo Yago di Sassuolo. E per una sera un mito potrà rivivere.

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