Cassiera a processo: ruba 32mila euro truccando i conti
È accusata di essersi impossessata di 32mila euro della sua azienda con un complicato trucco contabile. È una giovane che fino a poco tempo fa abitava a Modena e lavorava come cassiera in un noto...
È accusata di essersi impossessata di 32mila euro della sua azienda con un complicato trucco contabile. È una giovane che fino a poco tempo fa abitava a Modena e lavorava come cassiera in un noto negozio informatico in centro, che ora si è costituito parte civile al processo. M.F., imputata di appropriazione indebita (difesa dall’avvocato Erika Mantovani), era al centro dell’udienza tenuta di ieri in tribunale. I titolari della catena per la quale lavorava hanno raccontato al giudice come sono riusciti a scoprire tra le pieghe della contabilità che avveniva qualcosa di anomalo. Ma c’è voluto più di un anno di “prelievi” per capirlo e poi è stata necessaria la consulenza tecnica di uno specialista contabile che ha relazionato alla parte civile, assistita dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Alessia Massari.
Il trucco, secondo l’accusa, era molto sottile. M.F. era stata assunta dalla catena informatica come commessa e poi mandata a Modena. In negozio restava alla cassa e ogni sera doveva presentare un resoconto contabile alla sede centrale attraverso il foglio elettronico. Allo stesso tempo doveva aggiornare i dati della contabilità giornaliera in negozio.
Questa pratica quotidiana di gerenza, che esercitava anche quando tornava dalla malattia o dalle ferie, le ha permesso di sviluppare un’abilità nel gestire i numeri.
Secondo quanto si è scoperto, il cliente che pagava in contanti le dava il denaro e riceveva uno scontrino ma lo scontrino della cassa non veniva poi inserito nel rendiconto giornaliero. L’incasso figurava invece con pagamento Pos. E l’amministrazione della sede centrale lo contabilizzava così. Nella massa di numeri e dati che arrivavano ogni giorno dai vari negozi la direzione centrale non ha però notato che questi pagamenti Pos non solo non erano corrispondenti a quanto era realmente avvenuto ma non avevano poi un sostegno nei corrispettivi accreditamenti in banca. Solo dopo un anno di attività sottotraccia della cassiera, in sede hanno notato le discrepanze tra quanto si registrava e quanto si incassava. Una verifica su alcuni clienti ha permesso di capire che la commessa tratteneva denaro contante. Alla fine si è arrivati a totalizzare un ammanco di quasi 32mila euro. M.F. è stata licenziata in tronco. Oggi non abita più a Modena. Prossima udienza del processo il 18 maggio.
Carlo Gregori
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