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La multa per la suoneria fa litigare Siae e Lapam

La multa per la suoneria fa litigare Siae e Lapam

FIORANO. E adesso il parrucchiere di Fiorano fa litigare la Siae di Roma e la Lapam di Modena. Dopo il verbale per l'artigiano che secondo l'accertatore Siae suonava musica nel suo negozio attraverso...

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FIORANO. E adesso il parrucchiere di Fiorano fa litigare la Siae di Roma e la Lapam di Modena. Dopo il verbale per l'artigiano che secondo l'accertatore Siae suonava musica nel suo negozio attraverso un cellulare, mentre lo stesso barbiere, Giuseppe Laiso, afferma che si trattasse solo della suoneria del telefonino, a parlarsi tramite lettere e comunicati sono il direttore generale della Siae Gaetano Blandini e il segretario generale della Lapam Carlo Alberto Rossi. Ricevuto il verbale dal suo associato infatti, la Lapam di Fiorano aveva auspicato un ritiro della sanzione. “Poiché la sua associazione è federata con Confartigianato e quindi è convenzionata con la nostra società – scrive Blandini a Rossi - destano stupore le dichiarazioni rese da qualcuno della sua associazione. L’accertatore che ha svolto il servizio è un ex sottoufficiale dei carabinieri ed è persona particolarmente educata, seria e qualificata. Il vostro associato ha dichiarato il falso e, a tale riguardo, mi permetto di rammentare che i nostri accertatori sono equiparati a pubblici ufficiali”. “La Siae – spiega ancora Blandini – può anche sbagliare e in questo caso chiediamo anche scusa , ma quando ci comportiamo correttamente ho il dovere di difendere le donne e gli uomini che lavorano per tutelare i diritti dei nostri autori e dei nostri editori. La barberia del signor Laiso fino al 3 dicembre 2013 pagava l’abbonamento per la musica d’ambiente per 78,80 euro. Dal 1 gennaio 2014, dichiarando di aver distaccato l’apparato che diffondeva musica, non ha più pagato; purtroppo la verifica del nostro accertatore esterno ha dimostrato il contrario. Nessuna marcia indietro quindi, anzi, ci attendiamo che sia proprio Lapam a spiegare all’artigiano che deve fare due cose: la prima chiederci scusa, la seconda pagare quanto dovuto”. “Stiamo seguendo questa vicenda – ribatte Carlo Alberto Rossi – che sta assumendo una dimensione che troviamo eccessiva. Non era nostra intenzione montare una polemica e questo è dimostrato dalla richiesta di chiarimento che il collega segretario della sede di Fiorano ha inviato alla sede Siae di Sassuolo senza ricevere risposta, mentre oggi arriva questa mail. Dal verbale non c'è evidenza della presunta dock station su cui era collocato il cellulare. Non abbiamo motivo di ritenere che il signor Laiso, associato alla nostra confederazione da sempre e persona stimata, abbia dichiarato il falso. Naturalmente, essendo di fronte a due versioni contrastanti e inconciliabili, non possiamo nemmeno accertare che la versione dei fatti che lei riporta non sia corretta. Tuttavia è nostro dovere tutelare l'associato nelle sedi e con gli strumenti opportuni”. “La nostra sede di Fiorano - chiude Rossi – ha parlato di malinteso e auspicato che si spegnesse il clamore mediatico, che non è stato certo alimentato da noi, quanto dai canali social di cui non possiamo essere ritenuti responsabili”.

Gabriele Bassanetti

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