Mercato, il futuro è nero: concorrenza sleale e crisi
I commercianti: «C’è chi vende merce usata e chi non è in regola con l’Inps» Chiesti più controlli a Finanza e vigili. Per il rilancio un incontro con l’assessore
I circa 250 ambulanti dei mercati del sabato e del giovedì in piazza Martiri temono per il loro futuro lavorativo. Il declino di quello che una volta veniva definito “boutique all’aria aperta”, va accelerando: i clienti calano numericamente, ma soprattutto cala l’importo della spesa che viene fatta nelle corsie che stanno tra il portico Lungo e il Castello.
«Io ho il banco in piazza da 35 anni - dice Mario Peloso - e ho visto sia il periodo d’oro degli anni ’80 e ’90, sia il declino degli ultimi 10 anni. I clienti da facoltosi sono diventati per la maggior parte del ceto basso. Le badanti, ad esempio, difficilmente spendono più di tre euro: lo stipendio lo mandano al loro Paese e qui a Carpi vivono ai minimi termini. Poi ci sono gli stranieri che cercano cose da un euro o 50 centesimi. Credo che col tempo inevitabilmente il mercato di Carpi diventerà una specie di mercatino delle pulci. Chi ha soldi da spendere oggi va nei centri commerciali».
Ma c’è anche chi non si arrende, come ad esempio Alberto Guaitoli: «Giovedì pomeriggio - spiega - abbiamo avuto un incontro con l’assessore Morelli per manifestargli il nostro disagio: servono più controlli tra gli operatori e banchi di maggiore qualità. L’assessore ha dato la sua disponibilità anche se capiamo che non sarà facile, soprattutto sulla selezione: essendo area pubblica, chiunque con le carte in regola può avere la sua piazzola al mercato di Carpi».
E allora, parlando con altri ambulanti, vengono fuori, come si dice, le altre “magagne”.
«Venga - dice Maurizio Bertolasi - le faccio vedere i banchi che vendono, senza che i clienti ne siano chiaramente informati con cartelli visibili, indumenti usati».
Poi c’è la questione dei controlli. I commercianti locali, che oggi sono ridotti a un 60% del totale, si lamentano: «Vigili e Finanza - dicono - ne fanno pochi. Qui ci sono furbi che lavorano in quattro ma che pagano l’Inps solo per uno. Per non parlare dei furgoni: si vedono rottami che non potrebbero stare qui». E l’allusione va a famiglie di extracomunitari che espongono le loro poche cose sovrastate da enormi cartelli giallo “Anas” con su scritto: solo due euro. Insomma nel mirino c’è la concorrenza sleale: chi è in regola ha costi che lo costringono a vendere a certi prezzi; chi invece fa il furbetto può fare sconti inverosimili. «Io - dice Luca Melegari - credo che per correttezza bisognerebbe separare i mercati: chi vende prodotti nuovi e chi invece vende l’usato».
«Sarebbe poi importante - conclude Massimo Cocconcelli - abolire la possibilità di affittare le piazzole a terzi: dietro questi contratti c’è speculazione e comportamenti a rischio. Ma è una legge nazionale...».
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