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Modena è al vertice nel boom dei voucher per pagare il lavoro

Modena è al vertice nel boom dei voucher per pagare il lavoro

Uno studio della Uil: 77 stagionali su 100 saldati nel 2015 con i buoni. In 8 anni si passa da 535mila a 115 milioni

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Nell’anno 2015 sono stati 77 su 100 i lavoratori stagionali che sono stati pagati con un voucher (buono-lavoro), del quale nell'anno passato sono stati venduti ed emessi 115 milioni di pezzi (erano 535mila nel 2008).

Nel 2015 i lavoratori pagati con almeno un voucher (i “buoni” per le prestazioni di lavoro accessorio del valore nominale e orario di 10 euro) sono stati quasi 1,7 milioni (1.695.374). La stima è della Uil ed è contenuta nel rapporto realizzato dal Servizio politiche del lavoro del sindacato.

E Modena in questo boom dei cosiddetti “buoni lavoro” utilizzati per retribuire prestazioni lavorative soprattutto stagionali gioca un ruolo da protagonista, dato che la provincia è entrata nella Top Ten nazionale con oltre 2,6 milioni di voucher. Nella graduatoria fra province al primo posto c'è Milano con 7,3 milioni di buoni-lavoro venduti, seguita da Torino con 4,5 milioni di voucher e Roma con 3,8 milioni. La classifica provinciale dei territori che più hanno utilizzato voucher prosegue con Verona (circa 3,3 milioni di voucher), poi Brescia (3,2 milioni), Bolzano (3,2 milioni), Bologna (3 milioni), Treviso (2,8 milioni), Padova (circa 2,7 milioni), quindi appunto Modena e Venezia (oltre 2,6 milioni).

Tra i settori dominio assoluto del terziario (commercio, turismo e servizi) con quasi il 50% dei voucher emessi. A livello regionale in testa Lombardia (21 milioni), Veneto (15,2 milioni) ed Emilia Romagna (14,3 milioni).

«Lo studio della Uil cerca di dimostrare - spiega Guglielmo Loy, segretario confederale Uil - come il lavoro accessorio attraverso l'utilizzo del voucher sia cresciuto, anno dopo anno, dal 2008 al 2015».

«I dati - spiega la Uil - comprendono tutte le variegate situazioni, ma si deve notare che, su un numero complessivo di occupati di oltre 22 milioni di lavoratori, circa 8 su 100 sono stati retribuiti con almeno 1 voucher e questa quota aumenta se rapportata agli oltre 17 milioni di occupati dipendenti (10 su 100) e, addirittura, aumenta esponenzialmente sulla platea di oltre 2,2 milioni di lavoratori temporanei o stagionali subordinati (77 su 100)».

Se si analizza la distribuzione dei lavoratori interessati per classi di età, «si può facilmente notare come si sia passati da un maggior utilizzo del voucher per gli over 50 (nel 2009 1 voucherista su 2 aveva almeno 50 anni) a una prevalenza nella fascia di età under 49 anni, che nel 2014, assorbe l'80% di voucheristi», prosegue lo studio Uil.

«Nel 2014, oltre il 40% dei lavoratori pagati con il voucher, ha fino a 29 anni e questo dato sui giovani dovrebbe far riflettere alla luce del non successo sia di Garanzia giovani che del contratto di apprendistato, quest'ultimo in continua decrescita. Il compenso netto medio annuo percepito dal singolo prestatore di lavoro con voucher nel 2015 è stato calcolato che equivale a 471 euro netti percepiti dal singolo prestatore di lavoro (stesso importo percepito nel corso del 2014)».

«La soluzione - dice ancora Guglielmo Loy - di innalzare il tetto massimo di utilizzo a 7mila euro trovata con il Jobs Act non farà altro che cannibalizzare sempre di più potenziali rapporti di lavoro subordinato attraverso l'utilizzo di questo poco tutelante istituto per il lavoratore che nel tempo produrrà, inevitabilmente, pensioni minime, instabilità lavorativa, bassa professionalità, e un buco fiscale nelle casse dello Stato con un indebolimento del sistema di sostegno al reddito: i voucher sono esentati dal contributo per indennità disoccupazione e non ne danno diritto ».

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