«Nessun campo nomadi a Collegara: ho perso lavoro e casa»
Parla il capo della famiglia sinti che si è insediata nella casetta di Cave Rubbiani: «È una soluzione d’emergenza, chiederemo una mano all’assessore Vandelli»
MODENA «Pronto, buona sera sono Alfredo A., il proprietario della casetta di Stradello Cave Rubbiani. Volevo solo dire che non sorgerà nessun campo nomadi e che sono lì solo perché sono in una situazione economica molto difficile. Io e la mia famiglia resteremo lì solo per il periodo necessario per riprenderci». La telefonata in redazione arriva inattesa nel mezzo del clamore sollevato dagli articoli sull’insediamento edilizio nella strada di Collegara vicino alle Case di espansione del Panaro, una zona sottoposta a vincoli. I residenti temono che stia nascendo un campo nomadi abusivo sotto gli occhi indifferenti della polizia municipale, che è informata su ogni dettaglio ma non interviene e non parla.
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Cosa sta succedendo nel terreno di sua proprietà?
«Preciso subito che non è mio, ma di mia moglie che è una nomade sinti (io non sono nomade). Gliel’ha regalato sua madre. Abbiamo rogitato l’anno scorso ed è tutto regolare. So bene che è un terreno agricolo e che siamo irregolari ma non avevamo altra scelta».
Cosa significa?
«Siamo in ginocchio economicamente. Ho perso il lavoro. Sono un autotrasportatore e da 14 anni mi ero spostato a Parma. Mi è mancato il lavoro. Un'altra impresa mi ha preso in giro con una sostituzione di due mesi mai pagata e mi ha lasciato a casa. Intanto un po’ alla volta ho perso tutto e non riuscendo a pagare il mutuo ho perso anche la casa».
E come è nata l’idea della casetta prefabbricata?
«Ho un figlio adolescente e due figli piccoli. Studiano tutti: uno alle superiori e due alle elementari. Hanno bisogno di un tetto e un po’ di serenità. L’unica soluzione era accettare di vivere su questo terreno dentro quella casetta. Mi creda, non è per niente bello stare d’inverno in quel prefabbricato. Sogniamo un appartamento normale e se riesco ad avere un po’ di tempo ci riprendiamo economicamente e potremo trasferirci».
Ma i suoi vicini non ce l’hanno con voi personalmente. Sono allarmati dai metodi sbrigativi e abusivi con i quali vi insediate.
«Li capisco. Lo sarei anche io, allarmato. Siamo in una situazione di emergenza. Ho chiesto un incontro all’assessore all’urbanistica Anna Maria Vandelli, le chiederò una proroga temporanea, un permesso per restare qui un po’ di tempo. Poi ce ne andremo».
Che contatti avete con i vigili urbani?
«Sono venuti, certo. Abbiamo spiegato le nostre ragioni, perché siamo qui. Anche oggi li ho sentiti e mi hanno suggerito di chiamarvi per spiegare direttamente cosa succede. Mi hanno detto che verranno a fare altri sopralluoghi. Vorrei concludere rassicurando i miei vicini: state tranquilli, non sorgerà nessun campo nomadi. Non è nostra intenzione. Noi vogliamo una vita dignitosa come l’avete voi».
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