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Io e i miei cani/ Caterina: «Con Menta e Piru ci addomestichiamo a vicenda la giornata»

di Laura Solieri
Io e i miei cani/ Caterina: «Con Menta e Piru ci addomestichiamo a vicenda la giornata»

Il racconto di Caterina Venturelli, che ha adottato anni fa due levrieri spagnoli maltrattati: «Un rapporto di fiducia»

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MODENA. Caterina ha la voce emozionata quando racconta dei suoi “magroni” Piru e Menta, due levrieri spagnoli (galgo) arrivati nella sua vita rispettivamente nel 2013 e nel 2014, a seguito di un percorso di adozione indispensabile per la sopravvivenza di questi due cani.

«Il nostro è stato un intenso percorso di addomesticamento reciproco, tuttora in evoluzione - racconta Caterina Venturelli, 32 anni, di Modena che ha adottato Piru e Menta tramite l'associazione Gaci, Greyhound Adopt Center Italy, la più grande realtà europea di adozioni di levrieri, che ha sede nella nostra città - Stiamo parlando di animali che sono stati abusati per tre, quattro anni della loro vita, con forti traumi fisici ed emotivi».

Alla persona adottante spetta un compito impegnativo ma estremamente stimolante: la cura del vissuto di questi animali. «Menta, 5 anni, è arrivata tra le mie braccia che era rotta “dentro”, piena di fratture fisiche e soprattutto emotive, mentre Piru, 6 anni, era sottopeso, pieno di tagli e cicatrici».

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Caterina ci spiega che ogni anno in Spagna vengono recuperati per strada 50mila galgo in condizioni pessime.

Il Gaci si occupa dell'adozione di levrieri spagnoli e irlandesi, vittime dell'olocausto levriero praticato in diversi paesi del nord Europa dove il levriero non è considerato animale d'affezione. «In Spagna, i levrieri vengono usati per la caccia alla lepre, tenuti a vivere al buio, con poco cibo per farli incattivire e rendere la caccia più agguerrita. Poi, quando questi animali non sono più performanti, vengono uccisi seguendo terribili tradizioni tra cui l'impiccagione oppure trascinati dalle automobili. Il levriero irlandese invece viene usato per le corse, altrove ancora legali, e poi trucidato quando non è più in grado di continuare».

Menta prova ancora timore ad entrare in certe stanze della casa di Caterina, resta solamente in alcune, quelle che conosce meglio e se ci sono rumori forti attorno a lei non riesce a mangiare e sparisce. «Lei è il mio “fantasmino” - dice Caterina - Piru invece è sempre stato quello con più difficoltà a farsi toccare: quando un giorno, mentre guardavo la televisione sul divano, ha deciso di valicare i dieci centimetri di distanza di sicurezza che teneva da me, appoggiandomi l'orecchio alla gamba, ho smesso di respirare per un attimo per paura che un mio minimo movimento lo facesse ritrarre. È stata una conquista bellissima. Quando cani con un vissuto del genere si aprono, diventano l'altra parte di te e sembrano davvero consapevoli, guardandoti negli occhi, del rapporto che è nato, e ti trasmettono empatia e fiducia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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