«Ore contate per rapinatori delle farmacie»
Casale (Federfarma): «Siamo bersagli facili, indispensabile potenziare allarmi e videosorveglianza»
«Mi scusi ma proprio non posso dire di più. In Questura mi hanno detto che li prenderanno presto, sono sicuri di acciuffarli. Per il resto c’è il segreto delle indagini».
Silvana Casali, presidente di Federfarma, non si sbottona per aggiungere altro alla nota in cui dà conto dell’incontro con il prefetto Di Bari e il questore Garramone dopo le rapine a raffica che hanno preso di mira i farmacisti modenesi.
«Ad essere in pericolo non solo i miei colleghi, chi lavora nel settore, ma anche un servizio essenziale per la salute pubblica e in definitiva gli stessi cittadini. Ringrazio per il loro impegno e le promesse di potenziamento della vigilanza i responsabili dell’ordine pubblico ma ora è necessario che anche i titolari alzino la soglia della protezione».
Che cosa intenda per maggior difesa è presto detto. Nei giorni scorsi a Roma è stato siglato l’accordo tra il Viminale e Federfarma nazionale per arginare la piaga delle rapine alle farmacie.
Se finora non ci è scappato il morto è perchè, anche tra questi professionisti, la scelta è quella per cui è meglio perdere l’incasso che rischiare la vita propria, dei dipendenti e dei clienti. Nelle grandi città, tanto per fare un esempio, nelle zone più a rischio ci sono guardie giurate che presidiano le farmacie negli orari d’apertura. E in ogni caso, visto che i bersagli maggiori hanno aumentato i livelli di protezione in maniera robusta, i rapinatori scelgono obbiettivi meno redditizi ma più sicuri.
Prima furono le banche, a installare sistemi di videosorveglianza, poi le Poste, e a seguire gioiellerie e tabaccherie.
Oggi per arraffare una manciata di contanti, benzinai e farmacisti sono gli obbiettivi più facili perchè sono sparsi ovunque.
«Su circa 150 farmacie a Modena e provincia - conclude Silvana Casale - quelle più attrezzate con sistemi d’allarme passivi e con impianti video di ultima generazione sono molte. In città e nei centri maggiori direi ormai che quasi tutti hanno dovuto far ricorso a fondi propri per alzare la soglia della sicurezza. Su scala provinciale, anche se non ho dati precisi nel dettaglio direi che un 20, 30% di farmacie non ha ancora provveduto a installare sistemi d’allarme e telecamere collegate con le forze dell’ordine. Una volta fatta questa scelta i rapinatori sapranno che ogni farmacia, per quanto facile come obbiettivo da rapinare, li espone a una successiva cattura. Ormai colpiscono in pieno giorno, come dimostrano i casi di via Cesare Costa a Modena e la farmacia di Pozza. Ora tocca alle indagini».
Saverio Cioce
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