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Azzardo, a Modena boom della malattia “costosa”

di Gabriele Farina
Azzardo, a Modena boom della malattia “costosa”

In aumento le persone in cura al Sert, c’è chi arriva a bruciare 600 euro in tre ore. Gratta e vinci, scommesse e slot al top

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MODENA. Qual è la più costosa delle dipendenze? Non la droga tradizionale, nemmeno l’alcol o il fumo. Il fenomeno che provoca più vuoti è il “gioco” d’azzardo patologico. Può creare estraniamento da sé, dai propri cari e dai propri beni.

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«Abbiamo casi di persone che spendono oltre 600 euro in tre ore - ha riconosciuto il dottor Claudio Ferretti, responsabile del servizio Tossicodipendenze dell’Ausl di Modena - di cui 500 per le video slot, 80 per la cocaina, 50 per gli alcolici e un pacchetto di sigarette. Nessun cocainomane, eroinomane o alcolista può spendere cinquecento euro in un giorno». Alcuni numeri a Modena sono eloquenti. Un esempio? Gli utenti in carico. Nel 2015 erano 96 quelli già conosciuti al Sert dell’Azienda unità sanitaria locale cittadina. Tre in più di quelli seguiti per tabagismo. In assoluto, il secondo crea più accessi dell’azzardopatia (termine coniato dagli esperti per cancellare la componente ludica).

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TANTI GLI UNDER 50. Tuttavia, analizzando i dati, si scopre una netta prevalenza di under 50. Le cartelle di persone con massimo 49 anni seguite per le sigarette sono 25. Rappresentano il 26,9% delle 93 totali. Per l’azzardopatia la percentuale sale al 46,9% (45 casi). Abbassando di dieci anni la soglia, il divario è ancora più ampio. Tra gli under 40, infatti, gli utenti sono rispettivamente tre e diciotto (3,2% e 18,8% dei due valori globali). L’azzardo patologico che crea più dipendenza, secondo le cifre dell’Ausl di Modena, è legato alle “new slot”. La categoria, in cui figurano slot machine e videopoker, assorbe l’attenzione di 87 dei 152 profili individuati (57,2% del totale). Dopo la categoria “altro” (17 casi), i problemi sono legati a lotto e superenalotto (11), video lotterie (9), lotterie istantanee e gratta e vinci (9). Una precisazione è d’obbligo: gli utenti in cura sono individui che hanno riconosciuto una dipendenza. Non sempre ciò accade. Si può provare vergogna o pensare che la “fortuna” torni a guardare “dalla parte giusta”.

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AUMENTANO I MALATI. «Le persone da noi arrivano dopo molti anni - ha ripreso il dottor Ferretti - il che vuol dire magari molti debiti. Prima investono i soldi dello stipendio, poi li chiedono agli amici, dopo alle banche, infine agli strozzini». Insomma, la parte emersa dei dati rappresenterebbe la punta dell’iceberg. «In provincia di Modena ci sono forse ventimila persone che avrebbero bisogno d’aiuto», ha garantito il medico. Il fenomeno va visto senza pregiudizi. «La tipologia tipica è quella dell’adulto di circa quarant’anni - ha ricordato il dottor Ferretti - e di ceto medio, sposato, con figli e un reddito tra i mille e duemila euro mensili. In quattro casi su cinque ci sono già debiti, alcuni oltre i centomila euro».

RAGAZZI PIU' A RISCHIO. Attenzione anche ai giovani. I dati, in questo caso, provengono da una ricerca europea sull’alcol e altre droghe (Espad nell’acronimo inglese). Nel 2014 il “gioco” d’azzardo aveva una prevalenza del 30,4% nel territorio modenese. Valore più alto rispetto a tutte le altre sostanze, dall’eroina (1,3%) alla cannabis (23%). Le uniche eccezioni sono quelle legate all’alcol. Se le “abbuffate” (binge drinking) sono percentualmente vicine (31,2%), si discosta di molto il consumo tradizionale (79,8%). Dove si “gioca” di più d’azzardo? La risposta in un’altra analisi comunitaria (Ispad). Dal biennio 2010-11 al 2013-14 le abitazioni private (su base regionale) sono salite dal 16,8% dal 20,7%. Netta la riduzione per bar, tabacchi e pub (dall’80,7% al 50,8%).

In crescita le scommesse sportive, passate dal 12,6% al 16,2%. Effetto anche della pubblicità. «Il nostro Stato da un lato fa un decreto in cui dice che la ludopatia è una malattia - ha concluso il medico - e dall’altro controlla il gioco d’azzardo. Con una mano prendiamo i soldi delle tasse, con l’altra l’investiamo per curare gli ammalati. Abbiamo le stesse difficoltà per l’alcol e il tabacco».

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