Gazzetta di Modena

Modena

«Porto il peso di quella strage che mi ha bloccato a 20 anni»

di Valentina Lazzaretti
«Porto il peso di quella strage che mi ha bloccato a 20 anni»

La Quinta B del Sigonio di Modena intervista Marina, sopravvissuta all’attentato di Bologna «È come se la mia vita si fosse fermata, mi chiedo spesso perchè sono scampata»

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MODENA. «Vi racconto quella storia, che è la mia storia che, però, non era la mia vita».

Così Marina Gamberini ha introdotto la sua testimonianza, incontrando la 5B del Liceo Sigonio, nell’ambito del percorso “Anni Settanta”, organizzato assieme all’Istituto Storico. Una testimonianza toccante, per la memoria del dolore, il senso di colpa della sopravvivenza che si porta dentro.

Marina, all’epoca ventenne, era impiegata alla Cigar, l’azienda di ristorazione della stazione centrale di Bologna, i cui uffici erano situati al piano sopra la sala d’aspetto di seconda classe: il luogo dove fu sistemato l’esplosivo dagli attentatori.

Per Marina è sempre complicato raccontare, sopratutto ricordare. Sono ricordi che rimbombano dentro. Sono ricordi che non fanno respirare, che allontanano tutto ciò che esiste di razionale.

E lo sguardo di Marina rimane sempre basso, verso le sue mani agitate che non finiscono mai di far qualcosa.

Gli occhi di questa donna sono grandi e scuri, ma tristi, velati da quella sofferenza di cui non ci si libera.

E così Marina racconta di chi era prima e di come, in quel maledetto giorno, le sia stata rubata la vita.

«Il 2 agosto 1980 mi sentivo invincibile, avevo il mondo in mano ed ero mossa da quelle speranze giovanili, che tutti conosciamo. FGuardabdo quella ragazza con gli occhi di oggi, posso dire che non aveva paura di niente, viveva in un mondo che non bisognava temere, ma scoprire, addentare e lei ne era affamata. Quella Marina aveva vent’anni, non sapeva che sarebbe stata destinata ad averne venti per sempre».

Gamberini racconta che «una parte di me infatti, rimase lì, in quell'ufficio tra la polvere e le macerie, mentre un'altra si salvò».

Marina nella strage di Bologna riuscì a salvarsi per miracolo o per fortuna, forse.

«Le mie colleghe invece, a cui voleo a bene come a delle sorelle sorelle, morirono tutte. In quel momento mise radice dentro di lei, quel senso di colpa che mi divora tutt’oggi, a distanza di 35 anni».

È quel sentimento che annienta, accompagnato dalla domanda che si pone continuamente, in silenzio: «Perché io sì e loro no?».

Nonostante tutto ciò Marina ha il coraggio e la forza di testimoniare, di fare memoria.

«È necessario che i giovani conoscano realtà come questa per trovare il coraggio di combatter una guerra ancora aperta contro ogni tipo di ingiustizia, armati di quella speranza che deve vivere nel cuore di ogni ventenne».

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