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Addio a Longagnani fu presidente della “Gino Nasi”

Addio a Longagnani fu presidente della “Gino Nasi”

Scomparso a 73 anni, è stato per dieci al vertice della polisportiva di via Tarquinia. Dalle bocce alla palestra

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La “Gino Nasi” è in lutto. Ieri pomeriggio la palestra che lui aveva visto crescere un metro dopo l’altro ha ospitato la commemorazione per la sua scomparsa.

Parenti e amici hanno dato l’ultimo addio all’ex presidente Romano Longagnani, 73 anni, colonna portante di un’associazione e di un mondo che lui aveva conosciuto sin da ragazzo e che aveva seguito passo per passo nelle sue evoluzioni. È difficile per gli 800 soci di oggi della Polisportiva, e soprattutto per i più giovani, che i campi tra via Araldi e via Vignolese erano nel dopoguerra terre coltivate e che a ridosso di una vecchia casa rinascevano i campi di bocce. Eppure la tradizione della Bocciofila Nasi, le sue squadre di agonisti, era fortissima e Longagnani crebbe respirando l’aria delle bocciate e dell’atmosfera da balera con il liscio nelle sere d’estate.

Il suo attaccamento alla Nasi era qualcosa che andava oltre il senso sportivo e di gruppo. Basti dire che dopo una faticosa gestazione durata anni, quando i dirigenti arrivarono a maturare il progetto della nuova sede in via Tarquinia, lui era in prima fila. La fila dei soci fu granitica e venne eletto senza problemi al vertice della Cooperativa Edilizia polisportiva Gino Nasi. Da presidente seguì passo per passo l’edificazione del bocciodromo coperto con annessi bar e sala per le tombole. Sin da metà degli anni ’70 la cooperativa era proprietaria degli impianti; poco dopo arrivarono nel quartiere in costruzione anche i campi di calcio. Naturale che quando il presidente Guandalini si dimise nel 2004 i soci pensarono a Longagnani. Fu eletto presidente sembrava che si fosse preparato per una vita a quell’incarico e lo stesso pensavano anche i vertici, visto che fu rinnovato nella stessa carica per altre quattro volte.

Alla scadenza di ogni biennio era sempre lui il “presidentissimo” designato.

Ma non furono tutte rose e fiori nella sua lunga militanza a favore della polisportiva.

Alcuni anni fa si trovò di fronte a una scelta difficile, anche sotto l’aspetto emotivo.

Dopo anni di discussioni e commenti non proprio benevoli tra due fazioni, si arrivò alla scelta di eliminare i campi di bocce; secondo una parte dei soci, i più giovani, il bocciodromo era frequentato troppo poco e sprecava spazio utile a danno di attività emergenti, come yoga, ginnastica, ballo e ginnastica ritmica. «Che cosa rende di più? - dissero rudemente quelli che volevano archiviare le bocce - Abbiamo e avremo più gente e più entrate con chi vuole giocare a calcetto o fare danza oppure con gli ultimi pensionati che vengono a passare il pomeriggio e magari a farsi una partita a bocce?»

Vinsero i più giovani, gli innovatori. Fu un colpo al cuore per le decine di appassionati di bocce che vedevano strappate le radici della società. E toccò proprio a Longagnani, simbolo di un passato glorioso di titoli e medaglie, ricucire tra le varie generazioni.

Oggi la palestra multisport è in attività anche per il calcetto e le attività invernali dei baby calciatori. La sua guida andò avanti sino al 2014, quando la malattia incombente e i malori lo spinsero a passare la mano.

«Longagnani è stato una presenza attiva, attenta e determinante. Sempre, in tutti i ruoli» ha ricordato l’attuale presidente Rita Gambetta. «Longagnani - ha ricordato la presidente Arci, Anna Lisa Lamazzi - si è sempre distinto per il suo impegno civile e politico. Siamo vicini alla famiglia».

Longagnani, già dipendente in una ditta di abbigliamento e sindacalista, lavorò anche come dipendente del Pci. Residente nel condominio di via Torino distrutto nel 1986 da una fuga di gas fu tra i sopravvissuti che si prodigarono nei soccorsi.

Saverio Cioce

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