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Una perdita in un tubo la causa dell’esplosione

di Daniele Montanari
Una perdita in un tubo la causa dell’esplosione

Lama Mocogno. Alimentava il fornello della cucina e un’accensione è stata fatale Il dolore del sindaco per la morte del tecnico e il ferimento del proprietario Rivasi

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LAMA MOCOGNO. Rimane ricoverato sotto stretta osservazione al Centro grandi ustionati di Parma l'81enne Antonio Rivasi, colpito dalla terribile fiammata nell'esplosione della vecchia casa in via Cavergiumine, costata la vita a Carlo Cancedda, impiegato 48enne della Parma srl che lunedì pomeriggio stava ultimando il rifornimento gpl quando si è scatenato l'inferno in questo tranquillo borgo di Borra di Lama.

L'anziano, ex muratore, non è ritenuto in pericolo di vita per le ustioni, che sono di secondo grado, ma i medici rimangono cauti per la possibilità di infezioni e le ripercussioni generali su un quadro clinico segnato dagli anni. Per questo il monitoraggio rimarrà costante almeno per 48 ore.

«Lo conosco molto bene – sottolinea il sindaco Fabio Canovi – Abita a Lama con la figlia ed è una persona di compagnia, con la battuta pronta. Ha sempre avuto un debole per quell'abitazione in cui aveva vissuto la sua infanzia e ci andava tutti i giorni per dare da mangiare alle galline e ai conigli. Speriamo di poterlo riavere al più presto tra noi, anche per superare insieme una tragedia come questa, che ha sconvolto tutti».

Comincia a delinearsi con chiarezza la dinamica che ha portato allo scoppio: la causa di tutto sembra la perdita nel tubo di gomma che alimentava il fornello della cucina. E al momento di fare una prova per vedere se tutto andava, accendendo il fornello Rivasi ha innescato l'esplosione devastante che ha fatto morire sul colpo l'operaio all'esterno, sia per la forza d'urto che forse per qualche detrito che l'ha colpito, visto che porte e finestre sono arrivate fin nel giardino dei vicini.

Per avere la certezza della dinamica bisognerà comunque attendere la relazione tecnica dei vigili del fuoco. Quel che sorprende però è che l'anziano non abbia avvertito l'odore del gas, che doveva essere fuoriuscito in grande quantità per causare una deflagrazione simile. Le ipotesi sono due: o non se n'è accorto, perché il gpl è un gas pesante che tende a depositarsi in basso, o se n'è accorto ma non ci ha badato pensando che fosse normale sentirlo dopo un'operazione di rifornimento. L'abitazione e il bombolone del gpl sono stati posti sotto sequestro dalla Procura, trovandosi peraltro in una condizione di inagibilità completa, con un angolo semi-sventrato, al punto che ora non si può escludere la necessità di un abbattimento. La salma di Cancedda, impiegato di origini sarde che viveva a Monteveglio, non è stata ancora liberata dalla Procura, ma non ci sarà autopsia, essendo chiare le cause della morte. Allo strazio della moglie e del figlio del 48enne si aggiunge lo choc di amici e conoscenti.

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