Cantoniere morto, dubbi sulla sicurezza
Spilamberto. Cgil: «Non vogliamo più piangere morti». Cisl: «C’erano tutte le misure di prevenzione?»
SPILAMBERTO. Si accende la polemica, legata alla sicurezza sul lavoro, dopo la morte di Lekbir Intissar, il cantoniere 38enne morto sulla Bretella Sassuolo-Modena, travolto mentre chiudeva le buche in strada. Le condoglianze alla famiglia arrivano dal sindaco Umberto Costantini secondo cui si tratta di “una morte bianca, un evento tragico ed improvviso che addolora tutti noi. Un pensiero anche all’azienda per cui lavorava, Boschiva Fratelli Valentini srl, una realtà economica importante per il nostro territorio”.
Ma sulle condizioni di lavoro si apre la discussione.
«Siamo stanchi di piangere lavoratori morti sul lavoro a causa dell’insufficiente attenzione ai rischi derivanti dall’interferenza del traffico durante la manutenzione delle strade - affermano Marcello Beccati segretario Fillea/Cgil e Marco Bottura segretario Flai/Cgil - La sicurezza nei cantieri stradali deve diventare quanto prima una priorità nazionale. Il lavoro è ad alto tasso di pericolosità per la congestione dovuta al traffico, per l’eccessiva velocità dei mezzi, per la mancanza di adeguate attenzioni e misure a garanzia della sicurezza attiva e passiva».
«Troppe cose non tornano nell’infortunio mortale - dice il sindacato edili Filca Cisl Emilia Centrale attraverso il segretario Remo Perboni - Ci domandiamo se sono state applicate tutte le misure di prevenzione e sicurezza obbligatorie nei lavori stradali e che avrebbero probabilmente evitato la morte di quel lavoratore. Vogliamo sapere se quel lavoratore era stato adeguatamente formato per svolgere quelle lavorazioni, se era regolarmente iscritto alle Casse Edili e se gli veniva applicato il contratto di settore. Non si tratta di pure formalità».
Dubbi sollevati anche da Franco Piacentini, della sede di Modena della Onlus Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada: «Secondo Anas la ditta in questione è “specializzata”. Non so bene quali requisiti si debbano provare per essere definiti specializzati ma di certo, dopo averli visti al lavoro lunedì 29 febbraio a Castelfranco sulla via Emilia, una qualche carenza in materia di sicurezza mi sembra di vederla: pioveva e le condizioni di aderenza erano scarse. Non c’era un cartello di preavviso, non un uomo che stesse attento al traffico pronto ad intervenire in caso di pericolo, non un mezzo a protezione di coloro che lavorano, senza poter vedere chi sopraggiunge in auto. Ma Anas ha un responsabile dei lavori? Lavorare così è assurdo: non è poi così difficile che finisca come martedì (senza nulla togliere alle eventuali responsabilità del conducente). E raccomandare prudenza in un comunicato tre ore dopo l’incidente a me pare quasi una presa per i fondelli. Forse sarebbe il caso di porgere anche una qualche scusa».
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