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Carpi Auto: zero euro ai truffati e prescrizione in vista

di Carlo Gregori
Carpi Auto: zero euro ai truffati e prescrizione in vista

Dopo il patteggiamento dei titolari, resta imputata solo una commessa ma il processo è partito a sette anni dai fatti e la scadenza è in settembre

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CARPI. Adesso che inizia il processo e l’ultimo giudice si impegna al massimo ascoltando cinque testimoni dopo una giornata estenuante (per un’eccezione riguardante l’ammisione dei testi dell’accusa), la ghigliottina della prescrizione diventa imminente. E così anche l’ultimo ramo del caso Carpi Auto, la grande truffa che nel 2009 ha coinvolto una sessantina di vittime, rischia di finire in nulla. Un pungo di mosche per tutti i clienti che hanno acceso mutui dopo aver versato ingenti acconti, lasciato auto in contovendita, ordinato e pagato auto mai viste: neanche in sede civile hanno speranza di avere indietro qualcosa perché la società è fallita, le casse erano vuote e le figure di riferimento hanno patteggiato.

Oggi di questa truffa, che tanto ha fatto parlare nel 2009, resta in piedi solo la posizione dell’impiegata, L.V., 32 anni. Ieri era imputata davanti al giudice Daniela Bondi che ha avviato il suo processo per truffa in concorso a sette anni dai fatti. Ma il giudice Bondi di responsabilità in queste lungaggini non ne ha proprio. Ha ereditato la causa in ottobre - a sei anni dai fatti - dopo un lunghissimo percorso tra Procura, udienza preliminare e vari passaggi da un giudice all’altro. La difesa, avvocato Francesco Bruzzese, ha chiesto di dichiarare inammissibili tutti i testimoni dell’accusa perché la lista dei loro nomi è stata inserita dalla Procura nel fascicolo dopo i termini di legge rendendola nulla. Il giudice non ha accolto la richiesta e ha invece sentito subito ben cinque testi per accelerare una causa vicina al burrone della prescrizione che dovrebbe scattare in settembre. Dei sessanta truffati in udienza è rimasta una sola parte civile: l’avvocato Giorgio Tinchellli che rappresenta una coppia rimasta “fregata”.

I titolari e i loro congiunti, che partecipavano nella gestione dell’autosalone, hanno tutti patteggiato nel luglio del 2014: un anno e quattro mesi di carcere per Benilde Boccedi e il marito Franco Casarini, un anno e undici mesi di carcere per la figlia Morgana Boccedi e otto mesi per il marito di lei William Mazzolari. Tutti imputati per truffa e bancarotta, anche se questo reato è stato riconosciuto solo per alcuni, benefici di legge per tutti, nessun giorno di carcere, nessun rimborso. I soldi sono svaniti nel nulla. In mezzo si è messo il fallimento che nel 2011 ha decretato la fine di ogni speranza per i “fregati” dal momento che tutto il denaro era stato versato alla società Autocarpi e non a singole persone. Resta solo questo processo a una figura subalterna: imputata è un commessa che, come aveva spiegato l’accusa, era a conoscenza dei raggiri in corso, ma è anche una semplice dipendente che eseguiva ordini. Prossima udienza il 24 giugno.

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