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Inchiesta Aemilia, Casari in tribunale: «Sto subendo un’ingiustizia»

Francesco Dondi
Inchiesta Aemilia, Casari in tribunale: «Sto subendo un’ingiustizia»

L’ex patron di Cpl alla seconda udienza arriva da uomo libero: «Non ho mai fatto quello che mi imputano, ho lavorato 45 anni e magari non tutte le ciambelle escono col buco...»

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CONCORDIA. Per la prima volta dopo gli arresti, l’alleggerimento delle misure restrittive e poi l’annullamento delle stesse, Roberto Casari entra in un tribunale da uomo libero. Lo ha fatto ieri mattina, a Modena, dove si è tenuta la seconda udienza del processo per la metanizzazione di Ischia dove, per sommi capi, gli ex vertici di Cpl - Casari era, come la volta scorsa, il solo imputato in aula - sono accusati di corruzione, false fatturazioni, creazione di fondi neri e associazione a delinquere.

Circondato dai suoi avvocati, Massimo Vellani e Luigi Sena, a cui si aggiungerà in seguito Luigi Chiappero che lo invita a vedere una partita allo Juventus Stadium, il “padre” di Cpl può confessarsi senza limiti. La libertà gli ha quantomeno ridato un pizzico di dignità anche se la gente di Concordia - quasi tutta - lo considera ancora l’uomo che ha dato benessere all’intero paese. «Ho iniziato a lavorare a 17 anni - ammette - e non sono stato il presidente per ragioni politiche, ma perché ogni anno mi eleggevano i soci cooperatori. Adesso sono in pensione, non ci penso nemmeno a tornare a lavorare... con tutti i giovani disoccupati che ci sono...».

Ma su Casari pendono accuse che pesano come un macigno, non solo quelle per cui sarà giudicato a Modena, ma soprattutto il sospetto dei rapporti con il clan dei Casalesi per la metanizzazione dell’agroaversano. «In 45 anni di lavoro - dice - magari ho fatto qualcosa, ma di certo non quelle che mi vengono attribuite. Certo, se lavori non sempre le ciambelle escono con il buco. Ma io mi ritengo innocente, penso di aver subito un’inguistizia perché non ho fatto niente. Ho fiducia nella giustizia italiana, altrimenti non sarei nemmeno qui. La criminalità organizzata? No n ne ho mai saputo niente. Dicono che Cpl ed io abbiamo fatto affari con i Casalesi, ma non è così. Noi in  Campania siamo andati perché chiamati dall’Antimafia». Antimafia che fa rima con il senatore Lorenzo Diana, per decenni considerato un simbolo delle lagalità e ora indagato dopo le dichiarazioni del pentito Antonio Iovine, uno dei boss, quello che ha fatto tremare Concordia. Perché quelle accuse sono pesantissime e hanno intimorito gli stessi dirigenti di Cpl. Ma di questo non se ne parlerà a Modena, bensì in un altro processo che si sta celebrando a Napoli ed è istruito dalla procura distrettuale antimafia.

Intanto Casari si gode la libertà: fa da mangiare per la famiglia e continua ad appassionarsi di calcio. I problemi con la giustizia chiaramente lo tormentano, ma quantomeno - da qualche giorno - riesce ad incontrare il suo collegio di difensori senza dover sottostare alle ferree disposizioni di un magistrato di sorveglianza.

 

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