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Il Prefetto e Muzzarelli volevano sciogliere Finale

Tutto il Comitato per l’Ordine Pubblico votò all’unanimità il commissariamento Il sindaco di Modena sostenne il provvedimento che il ministero ha poi respinto

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Era il 14 ottobre 2015 e la relazione dei tre commissari prefettizi, inviati ad ispezionare il Comune di Finale, andava in discussione sul tavolo del Comitato per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza. Per chi non lo sapesse si tratta di un organo collegiale, con funzioni consultive, presieduto dal Prefetto e a cui siedono il Questore, il comandante provinciale dei Carabinieri, quello della Finanza e della Forestale. Ma con loro c’è anche il sindaco del Comune capoluogo, in questo caso Gian Carlo Muzzarelli. Ebbene in quella riunione si doveva decidere cosa “suggerire” al ministero dell’Interno relativamente al futuro del Comune finalese. E la decisione fu presa all’unanimità: fu proposto lo scioglimento per mafia. Un provvedimento che invece non ha ottenuto riscontri positivi dai responsabili del dicastero guidato da Angelino Alfano, che addirittura non hanno neppure portato la questione davanti al Consiglio dei Ministri, rispedendo invece un parere contrario al Prefetto di Modena, Michele Di Bari.

La scelta del Comitato per l’Ordine Pubblico, finora rimasta tutto sommato sottotraccia, al contrario del suggerimento avanzato dai tre commissari prefettizi, che avevano evidenziato gravi carenze amministrative e il rischio di permeabilità alla criminalità organizzata, è invece stata sancita all’interno del documento di sintesi dell’attività annuale della Direzione Nazionale Antimafia. E da quanto riportato - il passaggio su Finale è stato redatto prima del certificato antimafia statale recapito nel municipio guidato dal sindaco Fernando Ferioli - si evince come le motivazioni analizzate riguardassero ovviamente i legami tra Giulio Gerrini e la famiglia Bianchini, travolti dalle indagini dell’inchiesta “Aemilia” come del resto spiegò il procuratore reggente di Bologna, Massimiliano Serpi. Il magistrato si disse disponibile anche ad inviare al Comitato copia del dispositivo del rinvio a giudizio degli imprenditori sanfeliciani e del capo ufficio dei Lavori Pubblici del Comune, previa autorizzazione del giudice. Non si sa se il Comitato ha poi voluto esaminare quegli incartamenti, che hanno anticipato il maxi-processo “Aemilia”, ma sta di fatto che il suggerimento già anticipato dai tre ispettori prefettizi e lo sviluppo giudiziario della vicenda mise il Prefetto Di Bari, i vertici delle forze dell’ordine e il sindaco Muzzarelli di fronte ad una scelta. Decisero di chiedere lo scioglimento perché, dal loro punto di vista, Giulio Gerrini aveva “agito per agevolare l’attività della associazione di stampo mafioso denominata ’ndrangheta nella sua articolazione emiliana, favorendo gli appalti riconducibili alle imprese del gruppo della famiglia Bianchini”.

Lo scioglimento non c’è stato - e questo va ribadito - ma quel voto unanime qualche strascico potrebbe anche averlo, almeno dal punto di vista politico...

Francesco Dondi

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